L’oggetto di questo lavoro è il cinema italiano dei primi anni Cinquanta e nello specifico il modo in cui esso si è articolato in generi. Non è un catalogo dei generi italiani, ma un tentativo di mettere i modelli teorici più consolidati alla prova di quella produzione. Il primo capitolo ripercorre la tradizione storiografica sugli anni Cinquanta, mettendola in relazione con le letture del neorealismo ed esaminando i motivi per cui la nozione di genere è stata costitutiva dell’interpretazione stessa del decennio. Nel secondo capitolo si chiarisce la proposta metodologica, introducendo le nozioni di intertestualità (intesa come approccio analitico attento alla circolazione di figure, anziché alle singolarità testuali), visibile (relazione costruttiva tra immagine cinematografica e immagine del «reale») e bozzetto (inteso come forma simbolica tipica di quel cinema). L’applicabilità al caso italiano dei più accreditati modelli di teoria dei generi cinematografici, in particolare quelli proposti da Rick Altman, Francesco Casetti e Steve Neale, è l’oggetto del terzo capitolo, nel quale si rilevano, oltre alle evidenti differenze, anche le affinità che esistono tra il sistema “debole” dei generi italiani e il paradigma hollywoodiano. Nel quarto capitolo si descrivono alcuni topoi specifici di quel cinema e si ipotizza che la loro dilatazione, la loro replicabilità di film in film stiano alla base della costruzione dei testi di genere.

Dal bozzetto ai generi. Il cinema italiano dei primi anni Cinquanta.

NOTO, PAOLO
2011

Abstract

L’oggetto di questo lavoro è il cinema italiano dei primi anni Cinquanta e nello specifico il modo in cui esso si è articolato in generi. Non è un catalogo dei generi italiani, ma un tentativo di mettere i modelli teorici più consolidati alla prova di quella produzione. Il primo capitolo ripercorre la tradizione storiografica sugli anni Cinquanta, mettendola in relazione con le letture del neorealismo ed esaminando i motivi per cui la nozione di genere è stata costitutiva dell’interpretazione stessa del decennio. Nel secondo capitolo si chiarisce la proposta metodologica, introducendo le nozioni di intertestualità (intesa come approccio analitico attento alla circolazione di figure, anziché alle singolarità testuali), visibile (relazione costruttiva tra immagine cinematografica e immagine del «reale») e bozzetto (inteso come forma simbolica tipica di quel cinema). L’applicabilità al caso italiano dei più accreditati modelli di teoria dei generi cinematografici, in particolare quelli proposti da Rick Altman, Francesco Casetti e Steve Neale, è l’oggetto del terzo capitolo, nel quale si rilevano, oltre alle evidenti differenze, anche le affinità che esistono tra il sistema “debole” dei generi italiani e il paradigma hollywoodiano. Nel quarto capitolo si descrivono alcuni topoi specifici di quel cinema e si ipotizza che la loro dilatazione, la loro replicabilità di film in film stiano alla base della costruzione dei testi di genere.
176
9788889908624
P. Noto
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