Il silenzio è usualmente definito come figura, in quanto assenza di suoni riconoscibili e intenzionabili, o come sfondo su cui possono stagliarsi i processi di riconoscimento e produzione semiotica. In ambito filosofico, la tradizione fenomenologica più di ogni altra ha fatto riferimento alla dimensione del silenzio, considerando specialmente la seconda accezione come caratteristica di quell’esperienza tacita e fondativa da cui deriva il senso. Un senso precategoriale, presente “silenziosamente dietro tutte le nostre affermazioni, negazioni, e [...] domande formulate” (Merleau-Ponty 1964; tr. it. 2003, p. 144). È quindi da uno sfondo silenzioso che emerge il senso, radicandosi nell’esperienza selvaggia di un corpo fatto della stessa carne del mondo (ivi, p. 204), ed è solo a partire da questa co-appartenenza che è possibile la semantizzazione delle figure del silenzio.In quanto disciplina delle mediazioni e traduzioni (Basso Fossali 2008), la semiotica non riconosce, come la fenomenologia, un primato del dominio sensibile, ascrivendo al corpo lo statuto di luogo primo da cui emerge il senso. Al contrario, il corpo è una delle istanze coinvolte nei processi pratici attraverso cui si configura l’esperienza di senso, di cui lo sguardo semiotico individua le logiche strutturali (Violi 2012a). Al primato del mostrare fenomenologico, la semiotica sostituisce il primato del dire, ponendosi l’obiettivo di analizzare le forme e la sintassi che configurano l’esperienza di senso (Paolucci 2024).In questa direzione, le forme dell’esperienza vissuta da persone nello spettro autistico mostrano come, contrariamente a quanto delineato dalla proposta fenomenologica, l’accesso al senso sia tutt’altro che immediato, trasparente e tacito. Con la quinta edizione del DSM (APA 2013), in particolare, è stato posto l’accento sui sintomi di ipo-/ipersensibilità estesico-percettiva che caratterizzano largamente la condizione autistica, tanto a livello dei singoli canali sensoriali (Williams, Suzman e Woynaroski 2021), quanto a livello di generale integrazione intermodale (Gonçalves e Monteiro 2023), gettando nuova luce sulle forme tipiche dei processi percettivo-cognitivi nelle con-dizioni autistiche.Le caratteristiche sopra citate impediscono infatti spesso un’efficace e adeguata prensione del senso, e il silenzio, vedremo, costituisce un interessante caso d’analisi a riguardo. Avremo modo di osservare come il riconoscimento del silenzio dipenda dai processi di messa in forma estesico-percettiva operati dal soggetto, determinando la necessità di indagare le logiche che articolano la semiosi autistica sin dal livello percettivo. A tal fine, opereremo come segue.Nel prossimo paragrafo (§2) ci soffermeremo sul ruolo che alcune ipotesi psiconeurobiologiche hanno ascritto alle tensioni e ai ritmi estesico-percettivi per la messa in forma narrativa dell’esperienza – neurotipica e autistica. Alla luce di queste prospettive, e attraverso una lettura semiotica delle logiche della percezione autistica (§3), considereremo alcuni interventi tera-peutici per autismo che uniscono le modalità interazionali della musicoterapia, in cui ritmi e tensioni hanno un ruolo centrale, e le possibilità offerte dalle tecnologie di realtà virtuale (VR). Nello specifico, ci soffermeremo sulle logiche che motivano l’efficacia di questi trattamenti, consentendo di individuare le ragioni che potrebbero motivare a livello strutturale una più adeguata percezione del silenzio nei casi di autismo (§4).

Alessi, F.V. (2026). Silenzi virtuali, silenzi virtuosi. Condizioni autistiche, musicalità e VR. Milano-Udine : Mimesis.

Silenzi virtuali, silenzi virtuosi. Condizioni autistiche, musicalità e VR

Flavio Valerio Alessi
2026

Abstract

Il silenzio è usualmente definito come figura, in quanto assenza di suoni riconoscibili e intenzionabili, o come sfondo su cui possono stagliarsi i processi di riconoscimento e produzione semiotica. In ambito filosofico, la tradizione fenomenologica più di ogni altra ha fatto riferimento alla dimensione del silenzio, considerando specialmente la seconda accezione come caratteristica di quell’esperienza tacita e fondativa da cui deriva il senso. Un senso precategoriale, presente “silenziosamente dietro tutte le nostre affermazioni, negazioni, e [...] domande formulate” (Merleau-Ponty 1964; tr. it. 2003, p. 144). È quindi da uno sfondo silenzioso che emerge il senso, radicandosi nell’esperienza selvaggia di un corpo fatto della stessa carne del mondo (ivi, p. 204), ed è solo a partire da questa co-appartenenza che è possibile la semantizzazione delle figure del silenzio.In quanto disciplina delle mediazioni e traduzioni (Basso Fossali 2008), la semiotica non riconosce, come la fenomenologia, un primato del dominio sensibile, ascrivendo al corpo lo statuto di luogo primo da cui emerge il senso. Al contrario, il corpo è una delle istanze coinvolte nei processi pratici attraverso cui si configura l’esperienza di senso, di cui lo sguardo semiotico individua le logiche strutturali (Violi 2012a). Al primato del mostrare fenomenologico, la semiotica sostituisce il primato del dire, ponendosi l’obiettivo di analizzare le forme e la sintassi che configurano l’esperienza di senso (Paolucci 2024).In questa direzione, le forme dell’esperienza vissuta da persone nello spettro autistico mostrano come, contrariamente a quanto delineato dalla proposta fenomenologica, l’accesso al senso sia tutt’altro che immediato, trasparente e tacito. Con la quinta edizione del DSM (APA 2013), in particolare, è stato posto l’accento sui sintomi di ipo-/ipersensibilità estesico-percettiva che caratterizzano largamente la condizione autistica, tanto a livello dei singoli canali sensoriali (Williams, Suzman e Woynaroski 2021), quanto a livello di generale integrazione intermodale (Gonçalves e Monteiro 2023), gettando nuova luce sulle forme tipiche dei processi percettivo-cognitivi nelle con-dizioni autistiche.Le caratteristiche sopra citate impediscono infatti spesso un’efficace e adeguata prensione del senso, e il silenzio, vedremo, costituisce un interessante caso d’analisi a riguardo. Avremo modo di osservare come il riconoscimento del silenzio dipenda dai processi di messa in forma estesico-percettiva operati dal soggetto, determinando la necessità di indagare le logiche che articolano la semiosi autistica sin dal livello percettivo. A tal fine, opereremo come segue.Nel prossimo paragrafo (§2) ci soffermeremo sul ruolo che alcune ipotesi psiconeurobiologiche hanno ascritto alle tensioni e ai ritmi estesico-percettivi per la messa in forma narrativa dell’esperienza – neurotipica e autistica. Alla luce di queste prospettive, e attraverso una lettura semiotica delle logiche della percezione autistica (§3), considereremo alcuni interventi tera-peutici per autismo che uniscono le modalità interazionali della musicoterapia, in cui ritmi e tensioni hanno un ruolo centrale, e le possibilità offerte dalle tecnologie di realtà virtuale (VR). Nello specifico, ci soffermeremo sulle logiche che motivano l’efficacia di questi trattamenti, consentendo di individuare le ragioni che potrebbero motivare a livello strutturale una più adeguata percezione del silenzio nei casi di autismo (§4).
2026
Forme del silenzio
225
239
Alessi, F.V. (2026). Silenzi virtuali, silenzi virtuosi. Condizioni autistiche, musicalità e VR. Milano-Udine : Mimesis.
Alessi, Flavio Valerio
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/1059810
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