Roman Stern. Un diploma mai conquistato, il rito della prima sigaretta mattutina e una passione per la bistecca allo scalogno. Una zia alcolizzata e un cane viziato in eredità. E nessun sogno. Ma Roman Stern ha anche un’insolita qualità: chiunque si trovi, anche accidentalmente, a incrociare il suo cammino prova l’irresistibile impulso di lamentarsi con lui. Davanti a una birra, per strada o alla fermata dell’autobus, ogni luogo diventa occasione per un’inaspettata confidenza. Come sfruttare una così singolare capacità? È sufficiente una targhetta di ottone all’ingresso del palazzo, un telefono e una macchinetta del caffè. Roman per la prima volta rende concreta un’idea: fonda la “Società delle Lamentele” trasformandosi così in un ascoltatore professionista. Assiste ai monologhi dei suoi clienti raccogliendo piccoli frammenti delle vite altrui. Ma tenta di astenersi dalla propria di vita, di rimanere solo uno spettatore neanche troppo coinvolto dallo spettacolo messo in scena. Roman rimane sullo sfondo convinto che questo sia l’unico modo per non soffrire. Ma si può evitare il dolore? È veramente possibile sfuggire alla vita? Ecco che diventavo infelice anch’io. non si poteva certo dire che prima rappresentassi la felicità in terra. ero giusto neutro. Non mi ponevo la domanda. Ma adesso non ero felice. no. Forse se mi fossi imbattuto in un tipo come me mi sarei lamentato. Della Società delle Lamentele diventavo un banale cliente. Il calzolaio con le scarpe rotte. Ecco un altro proverbio del cazzo che mi calzava come un guanto. Non riuscivo a sopportare l’idea della sofferenza. non volevo stare male. Per tutta la vita mi ero sforzato di non fare niente per non soffrire. il lavoro fa male. L’amore fa male. Tifare una squadra di calcio fa male. Si può sfuggire al dolore? O il dolore è dentro di noi come un organo? Uno stomaco triste che non si può sostituire. Certi lavorano duro per dimenticarlo, altri bevono o fanno sport. Io ero fin troppo sfaticato per queste cose.

Diario di un cazzeggiatore

VITALI, ILARIA
2010

Abstract

Roman Stern. Un diploma mai conquistato, il rito della prima sigaretta mattutina e una passione per la bistecca allo scalogno. Una zia alcolizzata e un cane viziato in eredità. E nessun sogno. Ma Roman Stern ha anche un’insolita qualità: chiunque si trovi, anche accidentalmente, a incrociare il suo cammino prova l’irresistibile impulso di lamentarsi con lui. Davanti a una birra, per strada o alla fermata dell’autobus, ogni luogo diventa occasione per un’inaspettata confidenza. Come sfruttare una così singolare capacità? È sufficiente una targhetta di ottone all’ingresso del palazzo, un telefono e una macchinetta del caffè. Roman per la prima volta rende concreta un’idea: fonda la “Società delle Lamentele” trasformandosi così in un ascoltatore professionista. Assiste ai monologhi dei suoi clienti raccogliendo piccoli frammenti delle vite altrui. Ma tenta di astenersi dalla propria di vita, di rimanere solo uno spettatore neanche troppo coinvolto dallo spettacolo messo in scena. Roman rimane sullo sfondo convinto che questo sia l’unico modo per non soffrire. Ma si può evitare il dolore? È veramente possibile sfuggire alla vita? Ecco che diventavo infelice anch’io. non si poteva certo dire che prima rappresentassi la felicità in terra. ero giusto neutro. Non mi ponevo la domanda. Ma adesso non ero felice. no. Forse se mi fossi imbattuto in un tipo come me mi sarei lamentato. Della Società delle Lamentele diventavo un banale cliente. Il calzolaio con le scarpe rotte. Ecco un altro proverbio del cazzo che mi calzava come un guanto. Non riuscivo a sopportare l’idea della sofferenza. non volevo stare male. Per tutta la vita mi ero sforzato di non fare niente per non soffrire. il lavoro fa male. L’amore fa male. Tifare una squadra di calcio fa male. Si può sfuggire al dolore? O il dolore è dentro di noi come un organo? Uno stomaco triste che non si può sostituire. Certi lavorano duro per dimenticarlo, altri bevono o fanno sport. Io ero fin troppo sfaticato per queste cose.
9788860041548
Samuel Benchetrit
Récit d'un branleur
I. Vitali
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