Il contributo sviluppa un approccio interdisciplinare al tema delle diverse forme di prelievo pubblico che interessano la ricchezza reddituale e patrimoniale di fonte illecita. Il lavoro inizia ricostruendo la stima presuntiva delle significative e crescenti dimensioni, in Italia, della c.d. non observed economy (NOE) e, all'interno di quest'ultima, dell'economia criminale in senso stretto, in base a dati statistici nazionali. Assume tali stime come base per problematizzare la questione di quale dovrebbe essere la forma ottimale di reazione dell'ordinamento giuridico di fronte al contributo dell'economia illegale alla crescita del PIL nazionale, e assume che confisca del profitto criminale e fiscalità del reddito illecito siano entrambe legittime manifestazioni ordinamentali di reazione al fenomeno dell’illegalità che, entrando in rapporto reciproco, esprimono una potenziale contraddittorietà teleologica tra le distinte forme di intervento pubblico. Successivamente, avvalendosi dei risultati degli studi che combinano le metodologia economica e quella giuridica (del diritto penale in particolare) applicate al fenomeno delle criminalità organizzata, viene offerta una ricostruzione evolutiva del concetto di impresa e di profitto illegali, nell'ottica della criminalità economica e dell'economia criminale e si analizza come alla dilatazione della sfera dell’impresa criminale abbia corrisposto in Italia un significativo ampliamento del sistema di sequestri e confische penali, mentre gli strumenti di prelievo fiscale sono rimasti immutati a partire dall'introduzione del principio della legittimità della tassazione reddituale dei proventi di reato con la L. 537/1993. Nell'ottica di un lavoro introduttivo di una ricerca multidisciplinare più ampia (condotta nell'ambito di progetto PRIN 2022 "Financing Public Budget From Illegal Economy" , nel testo si propone la tesi secondo la quale è possibile inquadrare e studiare congiuntamente, nella prospettiva unificante dell’ordinamento finanziario dello Stato, una molteplicità di istituti giuridici distinti e che normalmente vengono non solo trattati e studiati separatamente nell’ambito di discipline scientifiche differenti, segnatamente il diritto e la procedura penali da una parte, e il diritto tributario e la scienza delle finanze dall’altra, ma che prima ancora vengono modellati dai legislatori altrettanto separatamente, isolandoli gli uni dagli altri, nell’ambito delle varie politiche pubbliche. In questo senso, il lavoro ricostruisce la necessaria coesistenza nell’ordinamento finanziario dell’apprensione del provento illecito mediante confisca e mediante imposta. Esamina quindi, da una parte, il significato della “neutralizzazione” del profitto criminale attraverso gli strumenti di ablazione penale dal punto di vista dell’economia aggregata e della finanza pubblica, e dall'altra inquadra l’apprensione tributaria dei redditi illeciti e dei redditi generati dai proventi criminali sequestrati. Nel contesto di questa analisi, il lavoro approfondisce l'importanza dell'autonomia funzionale di confisca e imposizione dei proventi di reato, nonché la necessità che il loro rapporto sia improntato a criteri di congruenza sistematica e di coordinamento applicativo. Infine, nonostante gli scarsi dati informativi pubblici disponibili, al fine di completare il quadro di analisi circa l’impatto finanziario e di bilancio dell’economia illegale, viene brevemente ricostruita la disciplina di funzionamento del Fondo Unico Giustizia e quella del sistema dei versamenti al bilancio dello Stato delle somme sequestrate e confiscate, nonché infine la disciplina della tassazione dei redditi derivanti da beni produttivi e dalle attività economiche sottoposte a sequestro finalizzato alla confisca.
Mondini, A. (2026). L’apprensione pubblica della ricchezza prodotta dall’economia illegale nella prospettiva dell’ordinamento finanziario. Torino : Giappichelli.
L’apprensione pubblica della ricchezza prodotta dall’economia illegale nella prospettiva dell’ordinamento finanziario
Mondini, Andrea
2026
Abstract
Il contributo sviluppa un approccio interdisciplinare al tema delle diverse forme di prelievo pubblico che interessano la ricchezza reddituale e patrimoniale di fonte illecita. Il lavoro inizia ricostruendo la stima presuntiva delle significative e crescenti dimensioni, in Italia, della c.d. non observed economy (NOE) e, all'interno di quest'ultima, dell'economia criminale in senso stretto, in base a dati statistici nazionali. Assume tali stime come base per problematizzare la questione di quale dovrebbe essere la forma ottimale di reazione dell'ordinamento giuridico di fronte al contributo dell'economia illegale alla crescita del PIL nazionale, e assume che confisca del profitto criminale e fiscalità del reddito illecito siano entrambe legittime manifestazioni ordinamentali di reazione al fenomeno dell’illegalità che, entrando in rapporto reciproco, esprimono una potenziale contraddittorietà teleologica tra le distinte forme di intervento pubblico. Successivamente, avvalendosi dei risultati degli studi che combinano le metodologia economica e quella giuridica (del diritto penale in particolare) applicate al fenomeno delle criminalità organizzata, viene offerta una ricostruzione evolutiva del concetto di impresa e di profitto illegali, nell'ottica della criminalità economica e dell'economia criminale e si analizza come alla dilatazione della sfera dell’impresa criminale abbia corrisposto in Italia un significativo ampliamento del sistema di sequestri e confische penali, mentre gli strumenti di prelievo fiscale sono rimasti immutati a partire dall'introduzione del principio della legittimità della tassazione reddituale dei proventi di reato con la L. 537/1993. Nell'ottica di un lavoro introduttivo di una ricerca multidisciplinare più ampia (condotta nell'ambito di progetto PRIN 2022 "Financing Public Budget From Illegal Economy" , nel testo si propone la tesi secondo la quale è possibile inquadrare e studiare congiuntamente, nella prospettiva unificante dell’ordinamento finanziario dello Stato, una molteplicità di istituti giuridici distinti e che normalmente vengono non solo trattati e studiati separatamente nell’ambito di discipline scientifiche differenti, segnatamente il diritto e la procedura penali da una parte, e il diritto tributario e la scienza delle finanze dall’altra, ma che prima ancora vengono modellati dai legislatori altrettanto separatamente, isolandoli gli uni dagli altri, nell’ambito delle varie politiche pubbliche. In questo senso, il lavoro ricostruisce la necessaria coesistenza nell’ordinamento finanziario dell’apprensione del provento illecito mediante confisca e mediante imposta. Esamina quindi, da una parte, il significato della “neutralizzazione” del profitto criminale attraverso gli strumenti di ablazione penale dal punto di vista dell’economia aggregata e della finanza pubblica, e dall'altra inquadra l’apprensione tributaria dei redditi illeciti e dei redditi generati dai proventi criminali sequestrati. Nel contesto di questa analisi, il lavoro approfondisce l'importanza dell'autonomia funzionale di confisca e imposizione dei proventi di reato, nonché la necessità che il loro rapporto sia improntato a criteri di congruenza sistematica e di coordinamento applicativo. Infine, nonostante gli scarsi dati informativi pubblici disponibili, al fine di completare il quadro di analisi circa l’impatto finanziario e di bilancio dell’economia illegale, viene brevemente ricostruita la disciplina di funzionamento del Fondo Unico Giustizia e quella del sistema dei versamenti al bilancio dello Stato delle somme sequestrate e confiscate, nonché infine la disciplina della tassazione dei redditi derivanti da beni produttivi e dalle attività economiche sottoposte a sequestro finalizzato alla confisca.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


