Negli ultimi anni il fumetto ha progressivamente conquistato uno spazio di legittimità all’interno dei contesti educativi, della ricerca sociale e della comunicazione pubblica. Lontano dall’essere un linguaggio minore o puramente ludico, si configura oggi come una forma narrativa complessa, capace di integrare dimensioni cognitive, affettive e riflessive. In particolare, la combinazione di parole e immagine consente al fumetto di rendere visibili processi sociali, rappresentazioni simboliche ed emozioni che spesso restano implicite nei testi esclusivamente verbali (Sousanis, 2020), soprattutto quando si tratta di esperienze soggettive, traumatiche o difficilmente rappresentabili attraverso il solo linguaggio testuale (Moretti, 2023; Nurse, 2023). In ambito educativo, il fumetto si presta a una funzione che va oltre la semplice facilitazione dell’apprendimento perché diventa uno strumento critico, in grado di attivare processi di interpretazione e consapevolezza. Questa prospettiva è coerente con una concezione dell’educazione civica non come trasmissione di contenuti normativi, ma come pratica trasformativa, orientata alla formazione di soggetti capaci di interrogare la realtà sociale, riconoscere le disuguaglianze e assumersi responsabilità collettive. All’interno di questo quadro, il presente contributo propone una riflessione sull’uso del fumetto come strumento didattico e di ricerca qualitativa in ambito criminologico e vittimologico, a partire da un’esperienza laboratoriale svolta in un contesto universitario
Sicurella, S., Tuzza, S., Begnis, E. (2026). Disegnare la memoria, leggere la realtà. Educazione civica e ricerca qualitativa attraverso il fumetto.. Roma : Edizioni Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.
Disegnare la memoria, leggere la realtà. Educazione civica e ricerca qualitativa attraverso il fumetto.
Sandra Sicurella;Simone Tuzza;Elisa Begnis
2026
Abstract
Negli ultimi anni il fumetto ha progressivamente conquistato uno spazio di legittimità all’interno dei contesti educativi, della ricerca sociale e della comunicazione pubblica. Lontano dall’essere un linguaggio minore o puramente ludico, si configura oggi come una forma narrativa complessa, capace di integrare dimensioni cognitive, affettive e riflessive. In particolare, la combinazione di parole e immagine consente al fumetto di rendere visibili processi sociali, rappresentazioni simboliche ed emozioni che spesso restano implicite nei testi esclusivamente verbali (Sousanis, 2020), soprattutto quando si tratta di esperienze soggettive, traumatiche o difficilmente rappresentabili attraverso il solo linguaggio testuale (Moretti, 2023; Nurse, 2023). In ambito educativo, il fumetto si presta a una funzione che va oltre la semplice facilitazione dell’apprendimento perché diventa uno strumento critico, in grado di attivare processi di interpretazione e consapevolezza. Questa prospettiva è coerente con una concezione dell’educazione civica non come trasmissione di contenuti normativi, ma come pratica trasformativa, orientata alla formazione di soggetti capaci di interrogare la realtà sociale, riconoscere le disuguaglianze e assumersi responsabilità collettive. All’interno di questo quadro, il presente contributo propone una riflessione sull’uso del fumetto come strumento didattico e di ricerca qualitativa in ambito criminologico e vittimologico, a partire da un’esperienza laboratoriale svolta in un contesto universitarioI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


