Il saggio esamina il modo in cui il Partito comunista portoghese (Pcp) ha affrontato il rapporto tra l’espansione del fascismo e il colonialismo, e, nello specifico, tra la lotta contro il regime di Salazar e la sua proiezione imperialista. Nonostante la perifericità del Portogallo nel quadro europeo, e sebbene il Pcp sia stato una formazione di ridotte dimensioni, presto condannato alla marginalità politica, l’evoluzione delle sue posizioni rappresenta un caso del tutto peculiare nel contesto dei movimenti comunisti europei. Partito da una sottovalutazione della questione coloniale, e passando per una fase coerentemente improntata a una politica anticolonialista, il Pcp approdò, intorno alla metà degli anni Trenta, a posizioni sostanzialmente filocolonialiste; su queste posizioni rimase attestato per circa un ventennio. I cambiamenti – ideologici e di linea politica – furono dettati da ragioni strumentali e dai mutamenti del quadro politico internazionale (degli equilibri tra le potenze europee e degli orientamenti strategici del Comintern). Non meno rilevante, però, come suggerisce una recente storiografia, fu la dimensione culturale. Due elementi appaiono particolarmente rilevanti: la concezione teleologica e «stadiale» dello sviluppo economico e del cambiamento politico; e la centralità attribuita alla terra, con il passaggio da una visione della società incentrata sulla «classe» a una incentrata sul «popolo». Risulta invece finora scarsamente indagato, ma indubbiamente meritevole di approfondimento, il rapporto tra i comunisti portoghesi e le formazioni anticoloniali attive nei possedimenti africani.
Gagliardi, A. (2025). Antifascism, Anticolonialism and Internationalism in the Portuguese Communist Party. Pisa : Edizioni della Normale [10.2422/978-88-7642-820-3].
Antifascism, Anticolonialism and Internationalism in the Portuguese Communist Party
Gagliardi, Alessio
2025
Abstract
Il saggio esamina il modo in cui il Partito comunista portoghese (Pcp) ha affrontato il rapporto tra l’espansione del fascismo e il colonialismo, e, nello specifico, tra la lotta contro il regime di Salazar e la sua proiezione imperialista. Nonostante la perifericità del Portogallo nel quadro europeo, e sebbene il Pcp sia stato una formazione di ridotte dimensioni, presto condannato alla marginalità politica, l’evoluzione delle sue posizioni rappresenta un caso del tutto peculiare nel contesto dei movimenti comunisti europei. Partito da una sottovalutazione della questione coloniale, e passando per una fase coerentemente improntata a una politica anticolonialista, il Pcp approdò, intorno alla metà degli anni Trenta, a posizioni sostanzialmente filocolonialiste; su queste posizioni rimase attestato per circa un ventennio. I cambiamenti – ideologici e di linea politica – furono dettati da ragioni strumentali e dai mutamenti del quadro politico internazionale (degli equilibri tra le potenze europee e degli orientamenti strategici del Comintern). Non meno rilevante, però, come suggerisce una recente storiografia, fu la dimensione culturale. Due elementi appaiono particolarmente rilevanti: la concezione teleologica e «stadiale» dello sviluppo economico e del cambiamento politico; e la centralità attribuita alla terra, con il passaggio da una visione della società incentrata sulla «classe» a una incentrata sul «popolo». Risulta invece finora scarsamente indagato, ma indubbiamente meritevole di approfondimento, il rapporto tra i comunisti portoghesi e le formazioni anticoloniali attive nei possedimenti africani.| File | Dimensione | Formato | |
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