I Giardini della Reggia, che Goethe descriveva come perfettamente integrati nell’ameno paesaggio circostante, coprono una superficie di circa cento ventitré ettari cui si aggiungono i settantasei del Bosco di San Silvestro, oggi Oasi WWF. Nella loro varietà e complessità compositiva - che vede accanto al preesistente giardino all’italiana degli Acquaviva quello formale, prettamente vanvitelliano di ispirazione francese e quello paesaggistico, all’inglese - formano un sistema paesaggistico articolato e suggestivo. La Reggia di Caserta, concepita a metà del XVIII secolo come sede della nuova capitale amministrativa del Regno di Napoli, può essere considerata per molti aspetti, un sistema autosufficiente e sostenibile ante litteram. Originaria destinazione di sede del governo del ramo italiano dei Borbone, simbolo di prestigio e cerimoniale di Corte in cui la Famiglia Reale, cortigiani ed ospiti potevano godere di quotidiani passatempi immersi nella bellezza, la nuova residenza reale è stata caratterizzata, fin dall’inizio, dall’essere una vera e propria unità produttiva sulla scia degli altri siti reali destinati ad attività economiche redditizie e talvolta addirittura sperimentali come le seterie di San Leucio o l’azienda agricola di Carditello. L’indissolubile connubio tra bellezza e utilità diventa il tratto distintivo delle “reali delizie”, siti che nel rappresentare ed esaltare il prestigio di un grande Regno, nuovamente autonomo grazie alla monarchia illuminata di Carlo di Borbone, dovevano anche assicurare forme di sviluppo economico e garantire armonia sociale. I siti reali borbonici contribuirono a disegnare un sistema territoriale in cui l’esigenza di sostenibilità e di autosufficienza di complessi dagli enormi costi gestionali, divenne occasione per sperimentare nuove attività economiche e rinnovare l’assetto del Regno. I Giardini della Reggia, utopia di Luigi Vanvitelli, status symbol di una Monarchia, “giardini di delizie”, di svaghi e giochi d’acqua, di battute di caccia e ricevimenti reali, divennero occasione di sviluppo territoriale. Molte furono le manifestazioni di questa politica.
Maffei, T., Viola, P. (2024). I Giardini della Reggia di Caserta: strategie per il recupero dell’identità produttiva. Firenze : Olschky editore.
I Giardini della Reggia di Caserta: strategie per il recupero dell’identità produttiva
Tiziana MaffeiPrimo
Supervision
;Paola ViolaUltimo
Writing – Original Draft Preparation
2024
Abstract
I Giardini della Reggia, che Goethe descriveva come perfettamente integrati nell’ameno paesaggio circostante, coprono una superficie di circa cento ventitré ettari cui si aggiungono i settantasei del Bosco di San Silvestro, oggi Oasi WWF. Nella loro varietà e complessità compositiva - che vede accanto al preesistente giardino all’italiana degli Acquaviva quello formale, prettamente vanvitelliano di ispirazione francese e quello paesaggistico, all’inglese - formano un sistema paesaggistico articolato e suggestivo. La Reggia di Caserta, concepita a metà del XVIII secolo come sede della nuova capitale amministrativa del Regno di Napoli, può essere considerata per molti aspetti, un sistema autosufficiente e sostenibile ante litteram. Originaria destinazione di sede del governo del ramo italiano dei Borbone, simbolo di prestigio e cerimoniale di Corte in cui la Famiglia Reale, cortigiani ed ospiti potevano godere di quotidiani passatempi immersi nella bellezza, la nuova residenza reale è stata caratterizzata, fin dall’inizio, dall’essere una vera e propria unità produttiva sulla scia degli altri siti reali destinati ad attività economiche redditizie e talvolta addirittura sperimentali come le seterie di San Leucio o l’azienda agricola di Carditello. L’indissolubile connubio tra bellezza e utilità diventa il tratto distintivo delle “reali delizie”, siti che nel rappresentare ed esaltare il prestigio di un grande Regno, nuovamente autonomo grazie alla monarchia illuminata di Carlo di Borbone, dovevano anche assicurare forme di sviluppo economico e garantire armonia sociale. I siti reali borbonici contribuirono a disegnare un sistema territoriale in cui l’esigenza di sostenibilità e di autosufficienza di complessi dagli enormi costi gestionali, divenne occasione per sperimentare nuove attività economiche e rinnovare l’assetto del Regno. I Giardini della Reggia, utopia di Luigi Vanvitelli, status symbol di una Monarchia, “giardini di delizie”, di svaghi e giochi d’acqua, di battute di caccia e ricevimenti reali, divennero occasione di sviluppo territoriale. Molte furono le manifestazioni di questa politica.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


