L’intelligenza lungimirante del conte generale Luigi Ferdinado Marsili, dotato di una volontà fattiva e un carattere imperioso oltreché di un cospicuo patrimonio, fece sì che dal tardo Seicento la critica al metodo di trasmissione ex cathedra del sapere proprio della tradizione universitaria bolognese si mutasse in una riforma che gli concesse, con l’appoggio del coté scientifico straordinario della città degli studi, la creazione di un’istituzione accademica sul modello di quella parigina, l’Istituto delle Scienze, che assunse presto un ruolo di spicco in ambito europeo, per la novità del sistema di ricerca e di docenza e la qualità dei professori. Il Marsili, consapevole del fatto che dal tardo Cinquecento la carraccesca Accademia degli Incamminati aveva aperto l’Europa alla cultura classicista volle, in concordia con artisti quali Carlo Cignani e Lorenzo Pasinelli e Marcantonio Franceschini, tra i maggiori pittori dell’epoca, aprire nel 1711 anche una accademia dedicata alle arti del disegno collegata all’Istituto, chiamata Accademia Clementina dal nome del protettore, Clemente XI. Presto divenuta attrattiva non solo per i giovani bolognesi ma internazionalmente, la Clementina registra tra i suoi maestri Donato Creti, Giuseppe Maria Crespi, i fratelli Gandolfi, cioé alcuni dei pittori più celebri e innovativi dell’epoca; diventa in breve meta per artsiti di fama, quali Fragonard, Fussli, e grandi letterati: un nome per tutti, Francesco Algarotti. Nelle aule di Palazzo Poggi si studiava dal naturale ma molto anche dall’antico, attraverso la straordinaria collezione di calchi donati dal Marsili stesso poi da Benedetto XIV, e sui volumi di stampe che componevano la ricca sua biblioteca ed erano messi a disposizione da collezionisti ed amatori, in un’epoca in cui le istituzioni vogliono essere giudicate in ragione dell’arte che sviluppano e degli esiti della loro attività per il futuro. La riflessione sull’estetica antica affrontata attraverso lo studio di modelli selezionati allo scopo di ottenere il ritorno all’etica moralmente sana del passato conduce alla riforma della pittura sacra, che deve conigare natura e storia, per favorire più concreta visione della vita. È questo, in epoca neoclassica, il grande contributo della scuola bolognese, che si distingue dalla retorica incipiente della pittura d’oltralpe e della successiva di storia, romaticamente intesa, contributo non ancora riconosciuto che si esplicita in bellisssima pittura.
Biagi, D. (2026). L’Accademia d’arte e la riscoperta dell’antico nell’età dei Lumi. BOLOGNA : in riga.
L’Accademia d’arte e la riscoperta dell’antico nell’età dei Lumi
Donatella Biagi Maino
2026
Abstract
L’intelligenza lungimirante del conte generale Luigi Ferdinado Marsili, dotato di una volontà fattiva e un carattere imperioso oltreché di un cospicuo patrimonio, fece sì che dal tardo Seicento la critica al metodo di trasmissione ex cathedra del sapere proprio della tradizione universitaria bolognese si mutasse in una riforma che gli concesse, con l’appoggio del coté scientifico straordinario della città degli studi, la creazione di un’istituzione accademica sul modello di quella parigina, l’Istituto delle Scienze, che assunse presto un ruolo di spicco in ambito europeo, per la novità del sistema di ricerca e di docenza e la qualità dei professori. Il Marsili, consapevole del fatto che dal tardo Cinquecento la carraccesca Accademia degli Incamminati aveva aperto l’Europa alla cultura classicista volle, in concordia con artisti quali Carlo Cignani e Lorenzo Pasinelli e Marcantonio Franceschini, tra i maggiori pittori dell’epoca, aprire nel 1711 anche una accademia dedicata alle arti del disegno collegata all’Istituto, chiamata Accademia Clementina dal nome del protettore, Clemente XI. Presto divenuta attrattiva non solo per i giovani bolognesi ma internazionalmente, la Clementina registra tra i suoi maestri Donato Creti, Giuseppe Maria Crespi, i fratelli Gandolfi, cioé alcuni dei pittori più celebri e innovativi dell’epoca; diventa in breve meta per artsiti di fama, quali Fragonard, Fussli, e grandi letterati: un nome per tutti, Francesco Algarotti. Nelle aule di Palazzo Poggi si studiava dal naturale ma molto anche dall’antico, attraverso la straordinaria collezione di calchi donati dal Marsili stesso poi da Benedetto XIV, e sui volumi di stampe che componevano la ricca sua biblioteca ed erano messi a disposizione da collezionisti ed amatori, in un’epoca in cui le istituzioni vogliono essere giudicate in ragione dell’arte che sviluppano e degli esiti della loro attività per il futuro. La riflessione sull’estetica antica affrontata attraverso lo studio di modelli selezionati allo scopo di ottenere il ritorno all’etica moralmente sana del passato conduce alla riforma della pittura sacra, che deve conigare natura e storia, per favorire più concreta visione della vita. È questo, in epoca neoclassica, il grande contributo della scuola bolognese, che si distingue dalla retorica incipiente della pittura d’oltralpe e della successiva di storia, romaticamente intesa, contributo non ancora riconosciuto che si esplicita in bellisssima pittura.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Biagi+Maino+PDF.pdf
embargo fino al 01/03/2027
Descrizione: Saggio Biagi Maino
Tipo:
Postprint / Author's Accepted Manuscript (AAM) - versione accettata per la pubblicazione dopo la peer-review
Licenza:
Licenza per Accesso Aperto. Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate (CCBYNCND)
Dimensione
5.22 MB
Formato
Adobe PDF
|
5.22 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri Contatta l'autore |
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


