Questo contributo prende avvio da due esperienze di rovesciamento del “mondo” come sfondo inerte: l’alluvione che ha colpito la Romagna (Faenza, maggio 2023) e l’attraversamento di alcuni luoghi della Rotta Balcanica. Attraverso una scrittura saggistico-testimoniale, l’articolo mostra come la catastrofe renda percepibile, con violenza, la fragilità delle opposizioni che reggono l’immaginario moderno (dentro/fuori, casa/mondo, natura/cultura, soggetto/oggetto), facendo emergere al tempo stesso la dimensione politica e di genere delle pratiche di cura, organizzazione e sopravvivenza nell’emergenza. Su questo sfondo, la nozione di “fallimento” viene riformulata non come semplice perdita, ma come soglia epistemica: lo spazio in cui diventa necessario ripensare la relazione con la Terra e con i corpi non umani, sottraendosi al paradigma prometeico del controllo. Il fulcro teorico del testo è lo slittamento spinoziano, mediato da Deleuze, dalla domanda “cosa può un corpo?” a “cosa può un mondo?”: il mondo viene inteso come insieme di relazioni e affezioni, dotato di una propria potenza d’agire che modifica i nostri territori percettivi e affettivi. In questo quadro, la letteratura non viene chiamata a “salvare”, bensì a rendere esperibile l’intreccio instabile di visibile e invisibile, a tenere insieme i paradossi della crisi e a dare forma a una relazione non predatoria con il reale. Le letture di Ortese (in particolare L’Iguana e gli scritti tardi sulla “Natura” come respiro ed energia) e la poesia di Antonella Anedda funzionano come dispositivi di pensiero capaci di mostrare la Terra non come oggetto ma come agente, e la scrittura come pratica di attenzione alle crepe - ai silenzi impressi nelle cose - dentro cui il fallimento diventa apertura di possibilità.

Attanasio, E. (2025). Cosa può un mondo. Paris : Mimésis.

Cosa può un mondo

Elisa Attanasio
2025

Abstract

Questo contributo prende avvio da due esperienze di rovesciamento del “mondo” come sfondo inerte: l’alluvione che ha colpito la Romagna (Faenza, maggio 2023) e l’attraversamento di alcuni luoghi della Rotta Balcanica. Attraverso una scrittura saggistico-testimoniale, l’articolo mostra come la catastrofe renda percepibile, con violenza, la fragilità delle opposizioni che reggono l’immaginario moderno (dentro/fuori, casa/mondo, natura/cultura, soggetto/oggetto), facendo emergere al tempo stesso la dimensione politica e di genere delle pratiche di cura, organizzazione e sopravvivenza nell’emergenza. Su questo sfondo, la nozione di “fallimento” viene riformulata non come semplice perdita, ma come soglia epistemica: lo spazio in cui diventa necessario ripensare la relazione con la Terra e con i corpi non umani, sottraendosi al paradigma prometeico del controllo. Il fulcro teorico del testo è lo slittamento spinoziano, mediato da Deleuze, dalla domanda “cosa può un corpo?” a “cosa può un mondo?”: il mondo viene inteso come insieme di relazioni e affezioni, dotato di una propria potenza d’agire che modifica i nostri territori percettivi e affettivi. In questo quadro, la letteratura non viene chiamata a “salvare”, bensì a rendere esperibile l’intreccio instabile di visibile e invisibile, a tenere insieme i paradossi della crisi e a dare forma a una relazione non predatoria con il reale. Le letture di Ortese (in particolare L’Iguana e gli scritti tardi sulla “Natura” come respiro ed energia) e la poesia di Antonella Anedda funzionano come dispositivi di pensiero capaci di mostrare la Terra non come oggetto ma come agente, e la scrittura come pratica di attenzione alle crepe - ai silenzi impressi nelle cose - dentro cui il fallimento diventa apertura di possibilità.
2025
Formes de l'échec. Déclinaisons et enjeux d'une notion dans la tradition italienne et au-delà
193
210
Attanasio, E. (2025). Cosa può un mondo. Paris : Mimésis.
Attanasio, Elisa
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