Questo articolo assume Alice (Carroll) come figura dell’incanto per interrogare la possibilità di disambientare - e, in senso lato, decolonizzare - le categorie del pensiero moderno. Muovendo dalla diagnosi weberiana del disincanto e dalla proposta politico-filosofica di Silvia Federici (reincantare il mondo come gesto non nostalgico ma progettuale), il contributo legge alcune scene chiave di Alice’s Adventures in Wonderland alla luce della Logica del senso di Deleuze, mettendo a fuoco la produzione paradossale del senso “in superficie”, la crisi dell’identità e la destabilizzazione grammaticale come effetti conoscitivi. In dialogo con l’esperienza del seminario bolognese di Gianni Celati (1977) e con i materiali collettivi di Alice disambientata, l’articolo mostra come l’“andare dentro e fuori” dai testi e dalle situazioni configuri una prassi di lettura e di vita che sospende il buonsenso e disattiva le pedagogie disciplinari. La riflessione si intreccia infine con l’antropologia di Eduardo Viveiros de Castro: prospettivismo e “multinaturalismo” vengono assunti come strumenti per pensare una messa in variazione dell’immaginazione, capace di incrinare l’universalismo occidentale e di riaprire, attraverso letteratura e corpo, un campo di possibilità epistemiche e politiche.
Attanasio, E. (2025). Reincantare il pensiero, disambientare la logica. Senigallia : Ventura Edizioni.
Reincantare il pensiero, disambientare la logica
Elisa Attanasio
2025
Abstract
Questo articolo assume Alice (Carroll) come figura dell’incanto per interrogare la possibilità di disambientare - e, in senso lato, decolonizzare - le categorie del pensiero moderno. Muovendo dalla diagnosi weberiana del disincanto e dalla proposta politico-filosofica di Silvia Federici (reincantare il mondo come gesto non nostalgico ma progettuale), il contributo legge alcune scene chiave di Alice’s Adventures in Wonderland alla luce della Logica del senso di Deleuze, mettendo a fuoco la produzione paradossale del senso “in superficie”, la crisi dell’identità e la destabilizzazione grammaticale come effetti conoscitivi. In dialogo con l’esperienza del seminario bolognese di Gianni Celati (1977) e con i materiali collettivi di Alice disambientata, l’articolo mostra come l’“andare dentro e fuori” dai testi e dalle situazioni configuri una prassi di lettura e di vita che sospende il buonsenso e disattiva le pedagogie disciplinari. La riflessione si intreccia infine con l’antropologia di Eduardo Viveiros de Castro: prospettivismo e “multinaturalismo” vengono assunti come strumenti per pensare una messa in variazione dell’immaginazione, capace di incrinare l’universalismo occidentale e di riaprire, attraverso letteratura e corpo, un campo di possibilità epistemiche e politiche.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



