Il sito del castello di Tredozio è visibile nella vallata del Lamone e alcune delle sue strutture sono conservate in alzato grazie a un intervento di restauro e consolidamento effettuato dal Comune di Marradi agli inizi di questo secolo. Si tratta di un insediamento fortificato posizionato su un’altura di controllo sulla vallata del Lamone all’altezza della frazione di Biforco, sul fianco sinistro (lato nord) della vallata. Sono conservate in alzato alcune strutture del circuito murario in pietra arenaria e due torri: il Mastio, sul versante orientale del castello e sulla cima più alta dell’area occupata. Sul lato opposto si conserva la torre di Malagola, anch’essa a base quadrata e posta a controllo del fianco più esposto dell’insediamento sul versante rivolto verso il passo appenninico. All’interno dello spazio fortificato sono visibili altre strutture non ancora identificate. L’aspetto complessivo rimanda a un insediamento fortificato tra XII e XIII secolo, con adattamenti posteriori, postazioni da tiro per armi da fuoco e ampliamenti degli spessori del circuito murario. Una planimetria dello stato di conservazione è stata redatta negli anni passati e mostra un insediamento ben inserito nelle logiche di sfruttamento delle risorse agrarie e nelle forme di ostentazione del potere delle signorie che si sono spartite questo territorio nei secoli centrali del medioevo: Guidi, Pagani, Manfredi, Ubaldini e nel corso del Trecento i Comuni di Firenze, Faenza, Bologna e Milano, fino a poi intervenire nella contesa anche l’ambizione espansionistica della Repubblica Veneziana agli inizi del XVI secolo. I restauri effettuati tra 2000 e 2002 non sono stati preceduti da indagini archeologiche sul deposito e non si conoscono reperti mobili associati al sito. Se sono ben conosciute le fasi di abbandono, con elenchi degli inventari della dismissione della proprietà tra fine del medioevo e prima età moderna. Il primo atto di inventario dei beni si data al 1428 e viene sottoposto l’elenco di tutti i materiali lasciati da Giovanni Manfredi. Un secondo inventario risale al 1543 e vi sono elencate tutte le munizioni superstiti e i beni lasciati dal capitano dell’insediamento fortificato a Cosimo I de’ Medici. Molto più incerte sono invece le origini dell’insediamento, menzionato nel 1123 in un atto di scambio tra un terreno chiamato ‘Alimone’, in un luogo definito ‘Valluncte’, con un terreno definito ‘fulignano’, sulla riva opposta del fiume. Tra i firmatari si trovano i figli di un tal Mainardo di Castellunclo e l’abate di S. Reparata di Marradi, Guido, figlio dello stesso Mainardo. Più antica, ma meno circostanziata è la menzione del castello in un atto del 1021, quando l’arcivescovo di Ravenna, Eriberto, concede al’abate Donato, dello stesso monastero, il borgo di Marradi e il soprastante Castiglionchio. Il castello è quindi in origine proprietà del monastero, secondo un modello molto diffuso per gli insediamenti fortificati della vallata del Lamone e come osservato in gran parte dei territori dell’Europa medievale. La scelta del sito per la costituzione del villaggio fortificato e le origini di questo insediamento sono però ancora da chiarire, così come le forme e l’estensione di questo abitato di altura.

Cirelli, E. (In stampa/Attività in corso). Scavi nel castel Leone di Marradi.

Scavi nel castel Leone di Marradi

Enrico Cirelli
Primo
Investigation
In corso di stampa

Abstract

Il sito del castello di Tredozio è visibile nella vallata del Lamone e alcune delle sue strutture sono conservate in alzato grazie a un intervento di restauro e consolidamento effettuato dal Comune di Marradi agli inizi di questo secolo. Si tratta di un insediamento fortificato posizionato su un’altura di controllo sulla vallata del Lamone all’altezza della frazione di Biforco, sul fianco sinistro (lato nord) della vallata. Sono conservate in alzato alcune strutture del circuito murario in pietra arenaria e due torri: il Mastio, sul versante orientale del castello e sulla cima più alta dell’area occupata. Sul lato opposto si conserva la torre di Malagola, anch’essa a base quadrata e posta a controllo del fianco più esposto dell’insediamento sul versante rivolto verso il passo appenninico. All’interno dello spazio fortificato sono visibili altre strutture non ancora identificate. L’aspetto complessivo rimanda a un insediamento fortificato tra XII e XIII secolo, con adattamenti posteriori, postazioni da tiro per armi da fuoco e ampliamenti degli spessori del circuito murario. Una planimetria dello stato di conservazione è stata redatta negli anni passati e mostra un insediamento ben inserito nelle logiche di sfruttamento delle risorse agrarie e nelle forme di ostentazione del potere delle signorie che si sono spartite questo territorio nei secoli centrali del medioevo: Guidi, Pagani, Manfredi, Ubaldini e nel corso del Trecento i Comuni di Firenze, Faenza, Bologna e Milano, fino a poi intervenire nella contesa anche l’ambizione espansionistica della Repubblica Veneziana agli inizi del XVI secolo. I restauri effettuati tra 2000 e 2002 non sono stati preceduti da indagini archeologiche sul deposito e non si conoscono reperti mobili associati al sito. Se sono ben conosciute le fasi di abbandono, con elenchi degli inventari della dismissione della proprietà tra fine del medioevo e prima età moderna. Il primo atto di inventario dei beni si data al 1428 e viene sottoposto l’elenco di tutti i materiali lasciati da Giovanni Manfredi. Un secondo inventario risale al 1543 e vi sono elencate tutte le munizioni superstiti e i beni lasciati dal capitano dell’insediamento fortificato a Cosimo I de’ Medici. Molto più incerte sono invece le origini dell’insediamento, menzionato nel 1123 in un atto di scambio tra un terreno chiamato ‘Alimone’, in un luogo definito ‘Valluncte’, con un terreno definito ‘fulignano’, sulla riva opposta del fiume. Tra i firmatari si trovano i figli di un tal Mainardo di Castellunclo e l’abate di S. Reparata di Marradi, Guido, figlio dello stesso Mainardo. Più antica, ma meno circostanziata è la menzione del castello in un atto del 1021, quando l’arcivescovo di Ravenna, Eriberto, concede al’abate Donato, dello stesso monastero, il borgo di Marradi e il soprastante Castiglionchio. Il castello è quindi in origine proprietà del monastero, secondo un modello molto diffuso per gli insediamenti fortificati della vallata del Lamone e come osservato in gran parte dei territori dell’Europa medievale. La scelta del sito per la costituzione del villaggio fortificato e le origini di questo insediamento sono però ancora da chiarire, così come le forme e l’estensione di questo abitato di altura.
In corso di stampa
2025
Cirelli, Enrico
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/1049820
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