Nel campo dell’architettura, l’atto intenzionale della coscienza si manifesta nella modalità con cui l’individuo esplora, attraversa e abita lo spazio. Elementi quali la luce, il materiale, la scala, la proporzione e la relazione tra interno ed esterno non costituiscono semplici dati fisici ma strumenti attraverso cui il soggetto articola la propria esperienza e comprensione del luogo. Se l’atto percettivo permette di cogliere la specificità del luogo e dello spazio assegnando alle scelte progettuali il ruolo di mediatrici della nostra esperienza, rivelando come l’architettura strutturi e orienti la stessa percezione umana, l’architettura può essere intesa non solo come insieme di forme e funzioni, ma come dispositivo fenomenologico capace di trasformare la percezione quotidiana in esperienza riflessiva. La relazione tra soggetto e spazio si configura, in questo senso, come dialogica: percepire significa partecipare attivamente alla costruzione del genius loci, riconoscendo al tempo stesso la materialità dell’ambiente e la dimensione simbolica e culturale che esso porta con sé. La conoscenza, intesa come intreccio di percezione e memoria, rappresenta il cuore del progetto: osservare, ascoltare, leggere, annotare e confrontarsi sono azioni necessarie per interiorizzare l’esperienza e trasformarla in progetto. L’architetto non è soltanto colui che costruisce, ma colui che elabora una visione integrata tra opera e sito, dove il paesaggio identifica non un semplice sfondo fisico dell’abitare, ma un sistema complesso di relazioni che intercorrono tra natura, architettura, cultura e memoria.
Rossl, S. (2026). L’architettura dell’esperienza / The Architecture of Experience. Siracusa : LetteraVentidue.
L’architettura dell’esperienza / The Architecture of Experience
stefania rossl
2026
Abstract
Nel campo dell’architettura, l’atto intenzionale della coscienza si manifesta nella modalità con cui l’individuo esplora, attraversa e abita lo spazio. Elementi quali la luce, il materiale, la scala, la proporzione e la relazione tra interno ed esterno non costituiscono semplici dati fisici ma strumenti attraverso cui il soggetto articola la propria esperienza e comprensione del luogo. Se l’atto percettivo permette di cogliere la specificità del luogo e dello spazio assegnando alle scelte progettuali il ruolo di mediatrici della nostra esperienza, rivelando come l’architettura strutturi e orienti la stessa percezione umana, l’architettura può essere intesa non solo come insieme di forme e funzioni, ma come dispositivo fenomenologico capace di trasformare la percezione quotidiana in esperienza riflessiva. La relazione tra soggetto e spazio si configura, in questo senso, come dialogica: percepire significa partecipare attivamente alla costruzione del genius loci, riconoscendo al tempo stesso la materialità dell’ambiente e la dimensione simbolica e culturale che esso porta con sé. La conoscenza, intesa come intreccio di percezione e memoria, rappresenta il cuore del progetto: osservare, ascoltare, leggere, annotare e confrontarsi sono azioni necessarie per interiorizzare l’esperienza e trasformarla in progetto. L’architetto non è soltanto colui che costruisce, ma colui che elabora una visione integrata tra opera e sito, dove il paesaggio identifica non un semplice sfondo fisico dell’abitare, ma un sistema complesso di relazioni che intercorrono tra natura, architettura, cultura e memoria.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


