Il disegno presentato propone una città cardo decumanica formata da parti di diverse città come esemplificazione dei possibili archetipi urbani. Se è vero che le città sono espressione e memoria collettiva forse si può azzardare a sostenere come non esista un archetipo urbano, ma vi sia una moltitudine di archetipi quali espressione delle volontà civiche che li hanno realizzati trasformandoli. Nello spazio urbano contemporaneo trovano luogo, declinati tipologicamente differentemente, archetipi che si ripetono pur nel loro costante rinnovamento. Si tratta forse di sequenze di archetipi, che si re-inventano costantemente secondo un processo metamorfico. Così per esemplificare, la vituperata rue-corridor formata da sequenze di edifici che si ritrovano sia nel mondo occidentale, sia in quello orientale, come gli haveli, i polykatoikia o le nostrane infilate di condomini, è forse anch’essa un archetipo che trova la sua collocazione nelle città di tutti i tempi. Analogamente sembra essere riduttivo far discendere la piazza della città borghese, dal solo Foro romano, ma più stringente considerare che le sue declinazioni - ovvero metamorfosi - abbiano al loro interno esse stesse potenzialità architetipiche. Si pensi alle Place Royale, che hanno dato origine a nuovi spazi collettivi e che a loro volta sono diventati altri nuovi luoghi dei paesaggi del divenire urbano. Non esistono forse nuovi archetipi urbani i cui consolidati rapporti morfologici si ripetono pur con differenze tipologiche architettoniche senza significative variazioni se non di carattere prettamente formale? Si tratta forse di pensare come la metamorfosi dell’archetipo sia esso stesso potenzialmente un archetipo?
Fera, F.S. (2025). Archetipotown. La città della metamorfosi.. Napoli : CLEAN Edizioni.
Archetipotown. La città della metamorfosi.
F. S. Fera
2025
Abstract
Il disegno presentato propone una città cardo decumanica formata da parti di diverse città come esemplificazione dei possibili archetipi urbani. Se è vero che le città sono espressione e memoria collettiva forse si può azzardare a sostenere come non esista un archetipo urbano, ma vi sia una moltitudine di archetipi quali espressione delle volontà civiche che li hanno realizzati trasformandoli. Nello spazio urbano contemporaneo trovano luogo, declinati tipologicamente differentemente, archetipi che si ripetono pur nel loro costante rinnovamento. Si tratta forse di sequenze di archetipi, che si re-inventano costantemente secondo un processo metamorfico. Così per esemplificare, la vituperata rue-corridor formata da sequenze di edifici che si ritrovano sia nel mondo occidentale, sia in quello orientale, come gli haveli, i polykatoikia o le nostrane infilate di condomini, è forse anch’essa un archetipo che trova la sua collocazione nelle città di tutti i tempi. Analogamente sembra essere riduttivo far discendere la piazza della città borghese, dal solo Foro romano, ma più stringente considerare che le sue declinazioni - ovvero metamorfosi - abbiano al loro interno esse stesse potenzialità architetipiche. Si pensi alle Place Royale, che hanno dato origine a nuovi spazi collettivi e che a loro volta sono diventati altri nuovi luoghi dei paesaggi del divenire urbano. Non esistono forse nuovi archetipi urbani i cui consolidati rapporti morfologici si ripetono pur con differenze tipologiche architettoniche senza significative variazioni se non di carattere prettamente formale? Si tratta forse di pensare come la metamorfosi dell’archetipo sia esso stesso potenzialmente un archetipo?I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


