Gli Stati Uniti sono stati spesso rappresentati nel dibattito politico e accademico come l’archetipo dell’economia di mercato liberale, caratterizzata da un intervento statale minimo e da una fiducia quasi dogmatica nella capacità autoregolatrice del mercato. I governi che nel tempo si sono succeduti hanno contribuito a rafforzare questa immagine, riferendosi per lo più all’impiego di politiche macroeconomiche convenzionali, quando ritenuto necessario. Eppure, un numero sempre maggiore di studi ha documentato come le amministrazioni statunitensi abbiano fatto ricorso, in modo frequente e strategico, a politiche industriali sia orizzontali che verticali, capaci di incidere profondamente sulla traiettoria di crescita del paese e sul suo sviluppo economico e sociale. Lungi dall’essere un caso di sviluppo spontaneo interamente guidato dal mercato, lo Stato federale ha svolto un ruolo strutturale nella strategia di sviluppo economico nazionale. E ciò anche in ragione del fatto che vi è sempre stata una domanda costante di intervento pubblico, proveniente da coalizioni di attori politici ed economici. Il capitolo ricostruisce in chiave storica l’evoluzione della politica industriale statunitense, evidenziandone continuità e trasformazioni dall’Ottocento a oggi. Attraverso l’analisi delle diverse fasi, il contributo mette in luce il nesso tra strategie industriali, cambiamento strutturale e crescenti divari territoriali, interrogandosi sulle prospettive future della leadership economica e tecnologica americana.
Di Tommaso, M.R., Prodi, E. (In stampa/Attività in corso). Crescita, cambiamento strutturale e politiche industriali: il caso americano, una lettura di lungo periodo. Milano : AISRe.
Crescita, cambiamento strutturale e politiche industriali: il caso americano, una lettura di lungo periodo
Marco R. Di Tommaso;Elena Prodi
In corso di stampa
Abstract
Gli Stati Uniti sono stati spesso rappresentati nel dibattito politico e accademico come l’archetipo dell’economia di mercato liberale, caratterizzata da un intervento statale minimo e da una fiducia quasi dogmatica nella capacità autoregolatrice del mercato. I governi che nel tempo si sono succeduti hanno contribuito a rafforzare questa immagine, riferendosi per lo più all’impiego di politiche macroeconomiche convenzionali, quando ritenuto necessario. Eppure, un numero sempre maggiore di studi ha documentato come le amministrazioni statunitensi abbiano fatto ricorso, in modo frequente e strategico, a politiche industriali sia orizzontali che verticali, capaci di incidere profondamente sulla traiettoria di crescita del paese e sul suo sviluppo economico e sociale. Lungi dall’essere un caso di sviluppo spontaneo interamente guidato dal mercato, lo Stato federale ha svolto un ruolo strutturale nella strategia di sviluppo economico nazionale. E ciò anche in ragione del fatto che vi è sempre stata una domanda costante di intervento pubblico, proveniente da coalizioni di attori politici ed economici. Il capitolo ricostruisce in chiave storica l’evoluzione della politica industriale statunitense, evidenziandone continuità e trasformazioni dall’Ottocento a oggi. Attraverso l’analisi delle diverse fasi, il contributo mette in luce il nesso tra strategie industriali, cambiamento strutturale e crescenti divari territoriali, interrogandosi sulle prospettive future della leadership economica e tecnologica americana.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


