Il saggio si propone una lettura dei romanzi Parable of the Sower di Octavia Butler (1993) e The Gilda Stories di Jewelle Gomez (1991), in cui la violenza non è solo rappresentata come condizione esistenziale e realtà con cui le protagoniste sono costrette a confrontarsi, ma diventa la lente di analisi di una società che si fonda sullo sfruttamento sistemico di soggettività oppresse e marginalizzate, nonché uno strumento critico in grado di generare pratiche di resistenza e di sovversione. Analizzate come esempi di distopia critica, si vuole mostrare come in entrambi i testi la violenza non sia presentata come una soluzione, ma non sia neppure semplicemente rifiutata, trasformandosi in una forma tanto sofferta quanto necessaria di sopravvivenza e autodifesa prima, e di rigenerazione e cambiamento poi. In essi, la difficile e ambigua scelta del compromesso non deriva da una volontà di auto-preservazione, bensì dall’esigenza di immaginare nuove comunità basate sull’accettazione delle diversità, sulla consapevolezza dell’interdipendenza (intesa anche oltre i confini della specie), e sulla necessità di una responsabilità reciproca. In questo modo, i mondi distopici di Butler e Gomez si intrecciano all’utopia (per quanto imperfetta, come sottolineato da Raffaella Baccolini), configurandosi come spazi narrativi che invitano a reagire, a credere in alternative possibili e, soprattutto, a riaccendere una speranza attiva e concreta.
Cattani, F. (2025). «Embrace diversity/ Or be destroyed»: Violenza e compromesso in Parable of the Sower di Octavia Butler e The Gilda Stories di Jewelle Gomez. Roma : WriteUp Books [10.69146/QSIM.XVI.55440864].
«Embrace diversity/ Or be destroyed»: Violenza e compromesso in Parable of the Sower di Octavia Butler e The Gilda Stories di Jewelle Gomez
Francesco Cattani
2025
Abstract
Il saggio si propone una lettura dei romanzi Parable of the Sower di Octavia Butler (1993) e The Gilda Stories di Jewelle Gomez (1991), in cui la violenza non è solo rappresentata come condizione esistenziale e realtà con cui le protagoniste sono costrette a confrontarsi, ma diventa la lente di analisi di una società che si fonda sullo sfruttamento sistemico di soggettività oppresse e marginalizzate, nonché uno strumento critico in grado di generare pratiche di resistenza e di sovversione. Analizzate come esempi di distopia critica, si vuole mostrare come in entrambi i testi la violenza non sia presentata come una soluzione, ma non sia neppure semplicemente rifiutata, trasformandosi in una forma tanto sofferta quanto necessaria di sopravvivenza e autodifesa prima, e di rigenerazione e cambiamento poi. In essi, la difficile e ambigua scelta del compromesso non deriva da una volontà di auto-preservazione, bensì dall’esigenza di immaginare nuove comunità basate sull’accettazione delle diversità, sulla consapevolezza dell’interdipendenza (intesa anche oltre i confini della specie), e sulla necessità di una responsabilità reciproca. In questo modo, i mondi distopici di Butler e Gomez si intrecciano all’utopia (per quanto imperfetta, come sottolineato da Raffaella Baccolini), configurandosi come spazi narrativi che invitano a reagire, a credere in alternative possibili e, soprattutto, a riaccendere una speranza attiva e concreta.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


