Negli ultimi anni l’Italia ha assistito a una considerevole crescita della presenza studentesca straniera in ogni ordine e grado di istruzione. Questa massiccia presenza straniera nelle nostre scuole ha contribuito a far maturare, in ambito sociologico, l’esigenza di approfondire il tema della riuscita scolastica degli studenti stranieri. In letteratura, un dato ormai assodato è che gli studenti stranieri incontrano sistematicamente maggiori difficoltà di apprendimento rispetto ai coetanei nativi. Le conoscenze maturate grazie alle ricerche empiriche condotte nei paesi che vantano una lunga e consolidata esperienza migratoria hanno infatti registrato (quasi) sistematicamente un elevato rischio di insuccesso scolastico fra i figli degli immigrati, che assume toni ancora più marcati se paragonato a quello riferito ai compagni autoctoni. Le prove tangibili di questo svantaggio educativo non solo si registrano sul versante della «partecipazione al sistema scolastico» – come dimostrano gli inferiori tassi di scolarizzazione, i maggiori rischi di abbandono precoce del percorso di studi e i più bassi titoli di studio conseguiti – ma anche sul versante della «qualità» di ciò che si apprende sui banchi di scuola. I figli degli immigrati sono, più degli altri studenti, soggetti a percorsi scolastici accidentati, in cui le esperienze della ripetenza, dell’accumulo di debiti formativi, dell’assenteismo, del trasferimento da un indirizzo scolastico all’altro e delle votazioni mediocri si sommano le une alle altre, alimentando così un circolo vizioso caratterizzato da delusioni e fallimenti. Le indagini Pisa (Programme for International Student Assessment), promosse dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), offrono opportunità preziose per ampliare l’orizzonte conoscitivo sulle «effettive» competenze di base considerate essenziali per svolgere un ruolo consapevole e attivo nella società. Infatti, le rilevazioni Pisa consentono di analizzare – mediante prove standardizzate – le competenze acquisite dai quindicenni scolarizzati in lettura, matematica e scienze e, con riferimento specifico agli studenti stranieri, di valutare i fattori che possono risultare determinanti nello spiegare il divario che li separa dai compagni autoctoni. A partire dai dati dell’indagine Pisa del 2006, il presente lavoro intende analizzare, attraverso tecniche di analisi multivariata, le differenze che intercorrono fra studenti italiani e stranieri in termini di competenze scolastiche acquisite nei tre ambiti disciplinari sopra richiamati. Una particolare attenzione sarà dedicata agli studenti iscritti nelle scuole dell’Emilia-Romagna, una regione dove la presenza studentesca straniera è decisamente elevata e in cui la riuscita scolastica dei giovani intervistati presenta aspetti meritevoli di riflessione, dal momento che essa appare spesso più simile a quella registrata mediamente nei paesi Ocse anziché a quella rilevata a livello nazionale. L’articolo intende, inoltre, mettere a fuoco il divario fra studenti italiani e stranieri concentrando l’attenzione su alcune variabili discriminanti: la classe socio-culturale ed economica familiare di appartenenza, il tipo di scuola frequentata, l’area geografica di residenza e, con riferimento specifico agli studenti stranieri, la conoscenza della lingua italiana e il tempo di permanenza nel nostro paese.

Gli studenti stranieri sui banchi di scuola in Emilia-Romagna

MANTOVANI, DEBORA
2008

Abstract

Negli ultimi anni l’Italia ha assistito a una considerevole crescita della presenza studentesca straniera in ogni ordine e grado di istruzione. Questa massiccia presenza straniera nelle nostre scuole ha contribuito a far maturare, in ambito sociologico, l’esigenza di approfondire il tema della riuscita scolastica degli studenti stranieri. In letteratura, un dato ormai assodato è che gli studenti stranieri incontrano sistematicamente maggiori difficoltà di apprendimento rispetto ai coetanei nativi. Le conoscenze maturate grazie alle ricerche empiriche condotte nei paesi che vantano una lunga e consolidata esperienza migratoria hanno infatti registrato (quasi) sistematicamente un elevato rischio di insuccesso scolastico fra i figli degli immigrati, che assume toni ancora più marcati se paragonato a quello riferito ai compagni autoctoni. Le prove tangibili di questo svantaggio educativo non solo si registrano sul versante della «partecipazione al sistema scolastico» – come dimostrano gli inferiori tassi di scolarizzazione, i maggiori rischi di abbandono precoce del percorso di studi e i più bassi titoli di studio conseguiti – ma anche sul versante della «qualità» di ciò che si apprende sui banchi di scuola. I figli degli immigrati sono, più degli altri studenti, soggetti a percorsi scolastici accidentati, in cui le esperienze della ripetenza, dell’accumulo di debiti formativi, dell’assenteismo, del trasferimento da un indirizzo scolastico all’altro e delle votazioni mediocri si sommano le une alle altre, alimentando così un circolo vizioso caratterizzato da delusioni e fallimenti. Le indagini Pisa (Programme for International Student Assessment), promosse dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), offrono opportunità preziose per ampliare l’orizzonte conoscitivo sulle «effettive» competenze di base considerate essenziali per svolgere un ruolo consapevole e attivo nella società. Infatti, le rilevazioni Pisa consentono di analizzare – mediante prove standardizzate – le competenze acquisite dai quindicenni scolarizzati in lettura, matematica e scienze e, con riferimento specifico agli studenti stranieri, di valutare i fattori che possono risultare determinanti nello spiegare il divario che li separa dai compagni autoctoni. A partire dai dati dell’indagine Pisa del 2006, il presente lavoro intende analizzare, attraverso tecniche di analisi multivariata, le differenze che intercorrono fra studenti italiani e stranieri in termini di competenze scolastiche acquisite nei tre ambiti disciplinari sopra richiamati. Una particolare attenzione sarà dedicata agli studenti iscritti nelle scuole dell’Emilia-Romagna, una regione dove la presenza studentesca straniera è decisamente elevata e in cui la riuscita scolastica dei giovani intervistati presenta aspetti meritevoli di riflessione, dal momento che essa appare spesso più simile a quella registrata mediamente nei paesi Ocse anziché a quella rilevata a livello nazionale. L’articolo intende, inoltre, mettere a fuoco il divario fra studenti italiani e stranieri concentrando l’attenzione su alcune variabili discriminanti: la classe socio-culturale ed economica familiare di appartenenza, il tipo di scuola frequentata, l’area geografica di residenza e, con riferimento specifico agli studenti stranieri, la conoscenza della lingua italiana e il tempo di permanenza nel nostro paese.
Le competenze degli studenti in Emilia-Romagna. I risultati di Pisa 2006
161
195
D. Mantovani
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