Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, Ravenna è una città di terra, silenziosa e isolata, ridotta al modesto rango di un piccolo capoluogo di provincia, al primo posto nella graduatoria regionale dei senza lavoro. Ma nel corso degli anni Cinquanta la trasformazione del porto a centro di traffici di livello internazionale ad opera di imprenditori locali (Serafino Ferruzzi con gli stabilimenti "Soja Ravenna", "Cementi Ravenna" e "Calcestruzzi", Attilio Monti con la raffineria Sarom ed Enrico Mattei con l'ANIC) porta il mare ad essere di nuovo la risorsa dell'economia ravennate e impone Ravenna all'attenzione dell'intero Paese. Nel 1962 Ravenna è al quinto posto in Italia per movimento delle merci, al primo posto regionale nella graduatoria dei redditi pro-capite e all'ottavo in quella italiana. Si pongono i temi della questione edilizia e dell'inurbamento in una città senza piani nè programmi, che cresce in modo disordinato sotto la spinta della sempre più forte speculazione edilizia. Nel 1956 Ludovico Quaroni riceve dal Comune di Ravenna l'incarico per redigere il Piano Regolatore generale, in collaborazione con Claudio e Paola Salmoni, Pier Luigi Giordani e Adolfo De Carlo. Il risultato maggiormente positivo che il piano consegue è quello di una coerente dislocazione della zona direzionale, a cavallo della ferrovia, nell'area portuale, che le assicurano possibilità elevatissime di sviluppo graduale e capacità di notevole assorbimento del movimento che vi converge. Allo stesso tempo l'immediata continuità con il nucleo storico consente di non declassare e spostare le funzioni attuali che sono proprie del centro consolidato, garantendo ad esso la funzione di effettivo cuore della città che le è proprio per la sua storia.

Ravenna: il futuro ha un cuore antico

BRAVO, LUISA
2006

Abstract

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, Ravenna è una città di terra, silenziosa e isolata, ridotta al modesto rango di un piccolo capoluogo di provincia, al primo posto nella graduatoria regionale dei senza lavoro. Ma nel corso degli anni Cinquanta la trasformazione del porto a centro di traffici di livello internazionale ad opera di imprenditori locali (Serafino Ferruzzi con gli stabilimenti "Soja Ravenna", "Cementi Ravenna" e "Calcestruzzi", Attilio Monti con la raffineria Sarom ed Enrico Mattei con l'ANIC) porta il mare ad essere di nuovo la risorsa dell'economia ravennate e impone Ravenna all'attenzione dell'intero Paese. Nel 1962 Ravenna è al quinto posto in Italia per movimento delle merci, al primo posto regionale nella graduatoria dei redditi pro-capite e all'ottavo in quella italiana. Si pongono i temi della questione edilizia e dell'inurbamento in una città senza piani nè programmi, che cresce in modo disordinato sotto la spinta della sempre più forte speculazione edilizia. Nel 1956 Ludovico Quaroni riceve dal Comune di Ravenna l'incarico per redigere il Piano Regolatore generale, in collaborazione con Claudio e Paola Salmoni, Pier Luigi Giordani e Adolfo De Carlo. Il risultato maggiormente positivo che il piano consegue è quello di una coerente dislocazione della zona direzionale, a cavallo della ferrovia, nell'area portuale, che le assicurano possibilità elevatissime di sviluppo graduale e capacità di notevole assorbimento del movimento che vi converge. Allo stesso tempo l'immediata continuità con il nucleo storico consente di non declassare e spostare le funzioni attuali che sono proprie del centro consolidato, garantendo ad esso la funzione di effettivo cuore della città che le è proprio per la sua storia.
Edifici alti in Emilia-Romagna
41
51
L. Bravo
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