All’interno di un concreto progetto di rigenerazione diffusa del tessuto urbano periferico (lo stato dei lavori non ci consente di utilizzare un termine meno generico per definire quella parte di città, opposta al centro storico, costruita per lo più durante la seconda metà del XX secolo), i brani di edilizia residenziale pubblica costituiscono se non un ovvio termine di confronto almeno una significativa opportunità. Se oggi i quartieri di matrice privata concedono pochi margini di intervento, la “Città Pubblica” dall'altro lato conosce una moltitudine di spazi-fazzoletto indefiniti; luoghi di risulta spesso abbandonati al degrado che possiedono tuttavia un potenziale ancora sopito. Da un'idea-progetto di Kevin Lynch, il concetto di città dimostrativa, città fittizia, teatro di sperimentazioni urbane ipotetiche, viene attualizzato all'interno di una località della periferia forlivese per simulare un'unità possibile degli spazi di ritaglio all'interno di una logica sistemica capace forse di superarne la frammentarietà. Una configurazione transitoria, una città temporanea come laboratorio di incubazione per trasformazioni urbane a lungo termine, un luogo di incontro per iniziative “bottom-up”. L'osservazione, la misurazione, il disegno, non solo dei luoghi ma soprattutto della vita che vi si svolge dentro ed in mezzo sono gli strumenti di un progetto urbano che cerca di assecondare e non mistificare le forme dell'abitare spontaneo già radicate all'interno dei quartieri, dei giardini, degli orti, dei campetti sportivi, dei gazebo e delle panchine includendole in un processo di progettazione che vuole essere consapevole della loro ricchezza.
Maltoni, N. (2017). La città dimostrativa. Un’ipotesi di rigenerazione urbana nella periferia forlivese. Bologna : Bononia University Press.
La città dimostrativa. Un’ipotesi di rigenerazione urbana nella periferia forlivese
Nicolò Maltoni
2017
Abstract
All’interno di un concreto progetto di rigenerazione diffusa del tessuto urbano periferico (lo stato dei lavori non ci consente di utilizzare un termine meno generico per definire quella parte di città, opposta al centro storico, costruita per lo più durante la seconda metà del XX secolo), i brani di edilizia residenziale pubblica costituiscono se non un ovvio termine di confronto almeno una significativa opportunità. Se oggi i quartieri di matrice privata concedono pochi margini di intervento, la “Città Pubblica” dall'altro lato conosce una moltitudine di spazi-fazzoletto indefiniti; luoghi di risulta spesso abbandonati al degrado che possiedono tuttavia un potenziale ancora sopito. Da un'idea-progetto di Kevin Lynch, il concetto di città dimostrativa, città fittizia, teatro di sperimentazioni urbane ipotetiche, viene attualizzato all'interno di una località della periferia forlivese per simulare un'unità possibile degli spazi di ritaglio all'interno di una logica sistemica capace forse di superarne la frammentarietà. Una configurazione transitoria, una città temporanea come laboratorio di incubazione per trasformazioni urbane a lungo termine, un luogo di incontro per iniziative “bottom-up”. L'osservazione, la misurazione, il disegno, non solo dei luoghi ma soprattutto della vita che vi si svolge dentro ed in mezzo sono gli strumenti di un progetto urbano che cerca di assecondare e non mistificare le forme dell'abitare spontaneo già radicate all'interno dei quartieri, dei giardini, degli orti, dei campetti sportivi, dei gazebo e delle panchine includendole in un processo di progettazione che vuole essere consapevole della loro ricchezza.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



