Negli scritti dei teologi del XIII secolo è facile imbattersi in classificazioni, più o meno dettagliate, delle diverse forme di durata. Alberto Magno non è un eccezione: egli torna in più occasioni sulle differenze tra aeternitas, aevum e tempus, cercando di stabilire quali siano i criteri per cui un ens debba rientrare in uno di questi “modi di durata”. Il suo obiettivo non è fare un inventario delle cose esistenti secondo una particolare prospettiva, quella durazionale appunto, bensì gettare le basi per esplorare le possibili intersezioni tra realtà misurate da durate diverse. Tra i casi che documentano in modo paradigmatico la permeabilità dei confini tra una durata ed un’altra vi è senz’altro quello dell’anima umana. Da un lato, essa ha il compito di vivificare il corpo, assoggettandosi così alla temporalità che ne caratterizza le funzioni, dall’altro si mostra in grado di svolgere operazioni che sembrano trascendere i limiti spazio-temporali, sconfinando così in un altro “territorio durazionale”, quello dell’eternità. Questo status assolutamente unico apre almeno due generi di questioni: è necessario chiarire in termini metafisici in che modo due durate distinte possano sussistere in un’unica realtà, ma anche stabilire quando e come un essere umano, fisicamente costretto nella temporalità, possa esperire una durata che ne ecceda i limiti. Il primo problema è strettamente collegato alla relazione anima-corpo ed è stato affrontato, per quanto non sempre secondo questa prospettiva, da un numero considerevole di studi critici ; il secondo, invece, sembra essere più ai margini della letteratura secondaria. Stabilire, infatti, in quali circostanze l’anima umana sia in grado di elevarsi al di sopra della temporalità, facendo così esperienza dell’eternità è un ambito di indagine delicato, in cui la riflessione filosofica deve talvolta ricorrere a concetti poco chiari, quali “ascesi” oppure “mistica”. Tuttavia in Alberto Magno la questione è trattata anche in termini strettamente filosofici nel primo commento all’Ethica Nicomachea. Su quest’opera si concentra il presente contributo con l’obiettivo di dimostrare come – secondo il teologo domenicano – l’esercizio del sapere sia condizione sufficiente perché l’anima possa elevarsi al di sopra dei limiti temporali, per fare esperienza dell’eternità.
Colli, A. (2026). Fare esperienza dell’eternità. La delectatio nel Super Ethica di Alberto Magno (†1280). Milano : Mimesis.
Fare esperienza dell’eternità. La delectatio nel Super Ethica di Alberto Magno (†1280)
Colli, Andrea
2026
Abstract
Negli scritti dei teologi del XIII secolo è facile imbattersi in classificazioni, più o meno dettagliate, delle diverse forme di durata. Alberto Magno non è un eccezione: egli torna in più occasioni sulle differenze tra aeternitas, aevum e tempus, cercando di stabilire quali siano i criteri per cui un ens debba rientrare in uno di questi “modi di durata”. Il suo obiettivo non è fare un inventario delle cose esistenti secondo una particolare prospettiva, quella durazionale appunto, bensì gettare le basi per esplorare le possibili intersezioni tra realtà misurate da durate diverse. Tra i casi che documentano in modo paradigmatico la permeabilità dei confini tra una durata ed un’altra vi è senz’altro quello dell’anima umana. Da un lato, essa ha il compito di vivificare il corpo, assoggettandosi così alla temporalità che ne caratterizza le funzioni, dall’altro si mostra in grado di svolgere operazioni che sembrano trascendere i limiti spazio-temporali, sconfinando così in un altro “territorio durazionale”, quello dell’eternità. Questo status assolutamente unico apre almeno due generi di questioni: è necessario chiarire in termini metafisici in che modo due durate distinte possano sussistere in un’unica realtà, ma anche stabilire quando e come un essere umano, fisicamente costretto nella temporalità, possa esperire una durata che ne ecceda i limiti. Il primo problema è strettamente collegato alla relazione anima-corpo ed è stato affrontato, per quanto non sempre secondo questa prospettiva, da un numero considerevole di studi critici ; il secondo, invece, sembra essere più ai margini della letteratura secondaria. Stabilire, infatti, in quali circostanze l’anima umana sia in grado di elevarsi al di sopra della temporalità, facendo così esperienza dell’eternità è un ambito di indagine delicato, in cui la riflessione filosofica deve talvolta ricorrere a concetti poco chiari, quali “ascesi” oppure “mistica”. Tuttavia in Alberto Magno la questione è trattata anche in termini strettamente filosofici nel primo commento all’Ethica Nicomachea. Su quest’opera si concentra il presente contributo con l’obiettivo di dimostrare come – secondo il teologo domenicano – l’esercizio del sapere sia condizione sufficiente perché l’anima possa elevarsi al di sopra dei limiti temporali, per fare esperienza dell’eternità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


