L’articolo analizza il problema dello statuto dell’etica nel pensiero di Wittgenstein, Dewey e Peirce, a partire dalla crisi del livello normativo messa in luce da alcune interpretazioni contemporanee del pragmatismo, in particolare da Richard Rorty. L’autore ricostruisce il modo in cui, nel Tractatus, Wittgenstein colloca etica ed estetica “fuori” dal linguaggio descrittivo e scientifico, riconoscendone il carattere normativo ma negandone la dicibilità teorica, e mostra come tale impostazione conduca a una tensione irrisolta tra conoscenza e valori. Il confronto con Dewey consente di evidenziare una diversa concezione dell’etica come forma di conoscenza pratica radicata nell’esperienza e orientata alla trasformazione intelligente delle situazioni problematiche, capace di evitare il dualismo tra fatti e valori. Infine, attraverso la prospettiva pragmatista di Peirce, l’articolo propone una ricostruzione unitaria delle scienze normative (estetica, etica e logica), mostrando come l’etica possa essere intesa come momento essenziale del processo conoscitivo, senza ridursi né a soggettivismo né a mera convenzione, e come sia possibile ripensare il rapporto tra verità, valore e pratica senza abbandonare il livello normativo.
Maddalena, G. (2006). Wittgenstein, Dewey e Peirce sull’etica. MACERATA : Quodlibet.
Wittgenstein, Dewey e Peirce sull’etica
MADDALENA, Giovanni
2006
Abstract
L’articolo analizza il problema dello statuto dell’etica nel pensiero di Wittgenstein, Dewey e Peirce, a partire dalla crisi del livello normativo messa in luce da alcune interpretazioni contemporanee del pragmatismo, in particolare da Richard Rorty. L’autore ricostruisce il modo in cui, nel Tractatus, Wittgenstein colloca etica ed estetica “fuori” dal linguaggio descrittivo e scientifico, riconoscendone il carattere normativo ma negandone la dicibilità teorica, e mostra come tale impostazione conduca a una tensione irrisolta tra conoscenza e valori. Il confronto con Dewey consente di evidenziare una diversa concezione dell’etica come forma di conoscenza pratica radicata nell’esperienza e orientata alla trasformazione intelligente delle situazioni problematiche, capace di evitare il dualismo tra fatti e valori. Infine, attraverso la prospettiva pragmatista di Peirce, l’articolo propone una ricostruzione unitaria delle scienze normative (estetica, etica e logica), mostrando come l’etica possa essere intesa come momento essenziale del processo conoscitivo, senza ridursi né a soggettivismo né a mera convenzione, e come sia possibile ripensare il rapporto tra verità, valore e pratica senza abbandonare il livello normativo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


