Il contributo analizza l’iconografia e l’iconologia del Miracolo del Crocifisso di Beirut attraverso un confronto sistematico tra due opere di Jacopo Coppi: la pala realizzata nel 1579 per la chiesa di San Salvatore a Bologna e il ciclo affrescato eseguito due anni prima nel catino absidale di San Pietro in Vincoli a Roma. Muovendo da un precedente studio dedicato all’architettura dipinta nella pala bolognese, la ricerca amplia l’indagine alle implicazioni narrative, teologiche e politico-religiose delle due versioni, mettendone in luce differenze compositive, variazioni iconografiche e scarti di significato finora poco indagati.Dopo aver ricostruito la fortuna figurativa del miracolo beritense in Italia e le sue principali modalità di rappresentazione, lo studio si concentra sul contesto romano, dove il ciclo affrescato di San Pietro in Vincoli assume un ruolo centrale nella costruzione di un racconto edificante della conversione degli ebrei, in stretta relazione con la funzione simbolica della chiesa come luogo privilegiato per le cerimonie battesimali e con la presenza del Mosè di Michelangelo. In questo quadro si inserisce l’azione del committente Raffaele Campioni, priore generale dell’Ordine, figura complessa e controversa, la cui biografia, segnata da accuse di eresia, processi inquisitoriali e da una cultura religiosa improntata a un riformismo moderato, risulta decisiva per comprendere l’impostazione ideologica del ciclo romano.Il confronto con la pala bolognese rivela invece uno spostamento significativo del focus narrativo: mentre a Roma la conversione degli ebrei costituisce il fulcro dell’intera sequenza, a Bologna l’immagine centrale è occupata dal Crocifisso miracoloso circondato dagli ammalati guariti dal sangue sgorgato dal costato di Cristo. L’attenzione si concentra così sulla pietas e sulla carità cristiana, più che sull’evento della conversione in sé. Tale scelta iconografica, rafforzata da un linguaggio figurativo di intensa forza naturalistica e da una rielaborazione monumentale dell’architettura dipinta, appare coerente con il clima religioso bolognese degli anni Settanta del Cinquecento e con le posizioni del cardinale Gabriele Paleotti, notoriamente critico nei confronti degli eccessi dell’Inquisizione. Attraverso l’analisi incrociata delle due opere, il contributo mostra come Coppi, in dialogo con i rispettivi committenti, utilizzi il medesimo soggetto per veicolare messaggi differenti, adattando la narrazione miracolosa alle esigenze devozionali, politiche e pastorali dei contesti romano e bolognese.

Rubbi, V. (2025). La rappresentazione del Miracolo del Crocifisso di Beirut nella seconda metà del Cinquecento tra Roma e Bologna: iconografia e committenza al variare dei rapporti cristiano-ebraici. Roma : Edizioni di storia e letteratura.

La rappresentazione del Miracolo del Crocifisso di Beirut nella seconda metà del Cinquecento tra Roma e Bologna: iconografia e committenza al variare dei rapporti cristiano-ebraici

Valeria Rubbi
2025

Abstract

Il contributo analizza l’iconografia e l’iconologia del Miracolo del Crocifisso di Beirut attraverso un confronto sistematico tra due opere di Jacopo Coppi: la pala realizzata nel 1579 per la chiesa di San Salvatore a Bologna e il ciclo affrescato eseguito due anni prima nel catino absidale di San Pietro in Vincoli a Roma. Muovendo da un precedente studio dedicato all’architettura dipinta nella pala bolognese, la ricerca amplia l’indagine alle implicazioni narrative, teologiche e politico-religiose delle due versioni, mettendone in luce differenze compositive, variazioni iconografiche e scarti di significato finora poco indagati.Dopo aver ricostruito la fortuna figurativa del miracolo beritense in Italia e le sue principali modalità di rappresentazione, lo studio si concentra sul contesto romano, dove il ciclo affrescato di San Pietro in Vincoli assume un ruolo centrale nella costruzione di un racconto edificante della conversione degli ebrei, in stretta relazione con la funzione simbolica della chiesa come luogo privilegiato per le cerimonie battesimali e con la presenza del Mosè di Michelangelo. In questo quadro si inserisce l’azione del committente Raffaele Campioni, priore generale dell’Ordine, figura complessa e controversa, la cui biografia, segnata da accuse di eresia, processi inquisitoriali e da una cultura religiosa improntata a un riformismo moderato, risulta decisiva per comprendere l’impostazione ideologica del ciclo romano.Il confronto con la pala bolognese rivela invece uno spostamento significativo del focus narrativo: mentre a Roma la conversione degli ebrei costituisce il fulcro dell’intera sequenza, a Bologna l’immagine centrale è occupata dal Crocifisso miracoloso circondato dagli ammalati guariti dal sangue sgorgato dal costato di Cristo. L’attenzione si concentra così sulla pietas e sulla carità cristiana, più che sull’evento della conversione in sé. Tale scelta iconografica, rafforzata da un linguaggio figurativo di intensa forza naturalistica e da una rielaborazione monumentale dell’architettura dipinta, appare coerente con il clima religioso bolognese degli anni Settanta del Cinquecento e con le posizioni del cardinale Gabriele Paleotti, notoriamente critico nei confronti degli eccessi dell’Inquisizione. Attraverso l’analisi incrociata delle due opere, il contributo mostra come Coppi, in dialogo con i rispettivi committenti, utilizzi il medesimo soggetto per veicolare messaggi differenti, adattando la narrazione miracolosa alle esigenze devozionali, politiche e pastorali dei contesti romano e bolognese.
2025
Il cardinale Gabriele Paleotti vescovo di Bologna (1566-1591) fede arte scienza
179
191
Rubbi, V. (2025). La rappresentazione del Miracolo del Crocifisso di Beirut nella seconda metà del Cinquecento tra Roma e Bologna: iconografia e committenza al variare dei rapporti cristiano-ebraici. Roma : Edizioni di storia e letteratura.
Rubbi, Valeria
File in questo prodotto:
Eventuali allegati, non sono esposti

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/1040393
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact