Non è difficile comprendere come la biografia di un intellettuale impegnato conservi sempre tracce importanti della storia di una società. La parola del critico sociale, infatti, è strettamente legata al proprio tempo, al proprio contesto e alle sue polemiche pubbliche: in questo senso, è sempre una parola militante. Ebbene, Camillo Berneri ci appare oggi uno degli intellettuali impegnati più interessanti del Novecento italiano, perché capace – come pochi altri – di esprimere una peculiare intelligenza della propria epoca. A livello metodologico, Berneri era per una ragione che dubitasse di sé, per un pensiero critico che non si chiudesse in dogmi, ma che rimanesse aperto all’indagine sul concreto, allo studio dei problemi dell’oggi. Questo metodo di analisi, insegnatogli da Gaetano Salvemini, lo portò a prendere le distanze, in qualche misura, anche dall’utopismo della tradizione anarchica. Berneri era ben consapevole del grande valore critico dell’anarchia (in particolare, nei confronti dell’impalcatura centralizzata e autoritaria dello Stato moderno), ma non nascondeva a se stesso la sua inconsistenza politica. Gli anarchici avrebbero dovuto, dunque, secondo lui, lasciare da parte la negazione qualunquistica dello Stato e delle sue leggi, e mettersi a lavorare su un progetto politico attuale da opporre al fascismo, pensando anche ad alleanze con forze affini. Durante l’esilio francese, Berneri guardò con particolare simpatia sia al movimento di Giustizia e Libertà, fondato da Carlo Rosselli, sia ai repubblicani socialisti, guidati da Fernando Schiavetti.

Camillo Berneri, un intellettuale di confine

DE MARIA, CARLO
2007

Abstract

Non è difficile comprendere come la biografia di un intellettuale impegnato conservi sempre tracce importanti della storia di una società. La parola del critico sociale, infatti, è strettamente legata al proprio tempo, al proprio contesto e alle sue polemiche pubbliche: in questo senso, è sempre una parola militante. Ebbene, Camillo Berneri ci appare oggi uno degli intellettuali impegnati più interessanti del Novecento italiano, perché capace – come pochi altri – di esprimere una peculiare intelligenza della propria epoca. A livello metodologico, Berneri era per una ragione che dubitasse di sé, per un pensiero critico che non si chiudesse in dogmi, ma che rimanesse aperto all’indagine sul concreto, allo studio dei problemi dell’oggi. Questo metodo di analisi, insegnatogli da Gaetano Salvemini, lo portò a prendere le distanze, in qualche misura, anche dall’utopismo della tradizione anarchica. Berneri era ben consapevole del grande valore critico dell’anarchia (in particolare, nei confronti dell’impalcatura centralizzata e autoritaria dello Stato moderno), ma non nascondeva a se stesso la sua inconsistenza politica. Gli anarchici avrebbero dovuto, dunque, secondo lui, lasciare da parte la negazione qualunquistica dello Stato e delle sue leggi, e mettersi a lavorare su un progetto politico attuale da opporre al fascismo, pensando anche ad alleanze con forze affini. Durante l’esilio francese, Berneri guardò con particolare simpatia sia al movimento di Giustizia e Libertà, fondato da Carlo Rosselli, sia ai repubblicani socialisti, guidati da Fernando Schiavetti.
Camillo Berneri singolare/plurale. Atti della giornata di studi. Reggio Emilia, 28 maggio 2005
25
32
De Maria C.
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