L'articolo esamina l'evoluzione semantica dell'aggettivo latino magnanimus dalla poesia epica alla declamazione, con particolare attenzione al tema dell'autosacrificio maschile in età imperiale. Partendo dall'uso omerico di μεγάθυμος come epiteto formulare degli eroi, lo studio traccia la fortuna di magnanimus nella letteratura latina, dalla prima attestazione plautina fino a Stazio, che ne fa l'uso più frequente e semanticamente denso nella Tebaide. L'analisi si concentra sulla figura di Meneceo, eroe che accetta volontariamente il sacrificio per salvare Tebe, mostrando come in Stazio la magnanimitas assuma una connotazione specifica legata al coraggio che porta all'autosacrificio altruistico. Il confronto con la tradizione retorica rivela un parallelo significativo: la declamazione Minor 326 dello Ps. Quintiliano, che presenta un caso analogo a quello di Meneceo, definisce la vittima sacrificale magna anima, mentre la versione greca di Sopatro ricorre al termine μεγαλοψυχία. Emerge così un nesso tra il paradigma tragico dell'autosacrificio e il campo semantico della magnanimitas, probabilmente mediato dalle scuole di retorica. Lo studio dimostra come, in età imperiale, il concetto epico di grandezza d'animo si arricchisca di nuove sfumature etiche, espresse attraverso diverse forme lessicali secondo il registro letterario: il composto poetico magnanimus, la locuzione prosastica magnus animus, e la variante magna anima della declamazione.
Valenzano, C. (2026). Magnanimus e l'autosacrificio: una nota su Meneceo tra epica e declamazione. Milano : EDUCatt.
Magnanimus e l'autosacrificio: una nota su Meneceo tra epica e declamazione
Chiara Valenzano
2026
Abstract
L'articolo esamina l'evoluzione semantica dell'aggettivo latino magnanimus dalla poesia epica alla declamazione, con particolare attenzione al tema dell'autosacrificio maschile in età imperiale. Partendo dall'uso omerico di μεγάθυμος come epiteto formulare degli eroi, lo studio traccia la fortuna di magnanimus nella letteratura latina, dalla prima attestazione plautina fino a Stazio, che ne fa l'uso più frequente e semanticamente denso nella Tebaide. L'analisi si concentra sulla figura di Meneceo, eroe che accetta volontariamente il sacrificio per salvare Tebe, mostrando come in Stazio la magnanimitas assuma una connotazione specifica legata al coraggio che porta all'autosacrificio altruistico. Il confronto con la tradizione retorica rivela un parallelo significativo: la declamazione Minor 326 dello Ps. Quintiliano, che presenta un caso analogo a quello di Meneceo, definisce la vittima sacrificale magna anima, mentre la versione greca di Sopatro ricorre al termine μεγαλοψυχία. Emerge così un nesso tra il paradigma tragico dell'autosacrificio e il campo semantico della magnanimitas, probabilmente mediato dalle scuole di retorica. Lo studio dimostra come, in età imperiale, il concetto epico di grandezza d'animo si arricchisca di nuove sfumature etiche, espresse attraverso diverse forme lessicali secondo il registro letterario: il composto poetico magnanimus, la locuzione prosastica magnus animus, e la variante magna anima della declamazione.| File | Dimensione | Formato | |
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