La produzione cronachistica bolognese fra Medioevo e Rinascimento è tema complesso e dibattuto: Fulvio Pezzarossa ha delineato una «realtà percorsa da un pullulare di tipologie scrittorie che generano, in termini e lungo fasi non ancora sufficientemente chiariti, il panorama pressoché completo delle manifestazioni presenti nelle stesse date in altre realtà urbane della penisola nella sfera della ricostruzione memoriale, comprensive della forma diaristica, delle varie manifestazioni dei libri di famiglia, della cronaca verseggiata, dei registri degli istituti monastici», esprimendo una vocazione alla narrazione di impianto municipalistico e la «vitalità degli impulsi del vivere urbano, aperti fra politica e genealogia come chiave ispirativa della riorganizzazione diacronica». In un quadro così eterogeneo, queste riflessioni si concentrano sulla Cronica di Giacomo Gigli, che redasse una storia cittadina fra il 1494 e il 15135: si tratta di un testo breve, che ha il grande pregio di narrare gli eventi in maniera sincrona, di fatto mentre si stanno svolgendo davanti agli occhi dell’autore, drappiere di professione, testimone oculare, dunque, e per questo più che autorevole rispetto alla ‘verità’ dei fatti esposti. Infatti, nella cultura storica medievale – di stampo erodoteo – lo storico è colui che narra i fatti per esserne stato testimone, e il Gigli, certo non uno ‘storico’ ma spinto a scrivere dai mala tempora iniziati nel 1494, diviene, anche se non consapevolmente, lo storico perfetto.
Roversi Monaco, F. (2025). Il tramonto della signoria dei Bentivoglio nella Cronica di Giacomo Gigli. Modena : Gruppo Studi Bassa Modenese.
Il tramonto della signoria dei Bentivoglio nella Cronica di Giacomo Gigli
Francesca Roversi Monaco
2025
Abstract
La produzione cronachistica bolognese fra Medioevo e Rinascimento è tema complesso e dibattuto: Fulvio Pezzarossa ha delineato una «realtà percorsa da un pullulare di tipologie scrittorie che generano, in termini e lungo fasi non ancora sufficientemente chiariti, il panorama pressoché completo delle manifestazioni presenti nelle stesse date in altre realtà urbane della penisola nella sfera della ricostruzione memoriale, comprensive della forma diaristica, delle varie manifestazioni dei libri di famiglia, della cronaca verseggiata, dei registri degli istituti monastici», esprimendo una vocazione alla narrazione di impianto municipalistico e la «vitalità degli impulsi del vivere urbano, aperti fra politica e genealogia come chiave ispirativa della riorganizzazione diacronica». In un quadro così eterogeneo, queste riflessioni si concentrano sulla Cronica di Giacomo Gigli, che redasse una storia cittadina fra il 1494 e il 15135: si tratta di un testo breve, che ha il grande pregio di narrare gli eventi in maniera sincrona, di fatto mentre si stanno svolgendo davanti agli occhi dell’autore, drappiere di professione, testimone oculare, dunque, e per questo più che autorevole rispetto alla ‘verità’ dei fatti esposti. Infatti, nella cultura storica medievale – di stampo erodoteo – lo storico è colui che narra i fatti per esserne stato testimone, e il Gigli, certo non uno ‘storico’ ma spinto a scrivere dai mala tempora iniziati nel 1494, diviene, anche se non consapevolmente, lo storico perfetto.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


