Per ciò che riguarda il ruolo dei leader di partito, le elezioni parlamentari del 2018 hanno portato con sé sia la conferma di alcune tendenze in atto che una importante innovazione. La prima conferma riguarda la tendenza verso l’apertura dei metodi di selezione. Fra i leader più importanti solo due – Silvio Berlusconi e Pietro Grasso – si trovano a capo dei rispettivi partiti o coalizioni sulla base di procedure tradizionali, basate sulle decisioni assunte da elite ristrette in un contesto di elevata informalità. La maggior parte dei leader in campo nel 2018 invece proviene da selezioni in verità ben poco competitive, e tuttavia affidate a selettorati ampi, che comprendono gli iscritti del partito di riferimento o addirittura tutti i cittadini. Come è noto, quest’ultimo caso riguarda Matteo Renzi, vincitore di due primarie di partito aperte nel 2013 e nel 2017. Primarie chiuse, in cui possono votare solo gli iscritti, sono state vinte per due volte da Matteo Salvini, sempre nel 2013 e nel 2017. Sempre primarie chiuse (e on line) ha vinto per la prima volta Luigi Di Maio. Più articolato il cammino verso la leadership del suo partito compiuto da Giorgia Meloni. Il presidente di Fratelli d’Italia è stata eletta per la prima volta nel 2014 con primarie aperte in cui era l’unica candidata. Nel 2017 Meloni è stata confermata alla guida del partito dopo un tradizionale congresso di delegati. Mentre però i delegati che partecipano a congressi di questo tipo sono di soliti scelti dagli iscritti, in questo caso essi sono stati selezionati con una procedura in cui il diritto di voto era attribuito a tutti i cittadini. Si è dunque trattato di un innovativo metodo a più fasi, in cui comunque il selettorato coinvolto è stato quello più ampio possibile.

Garzia, D., Venturino, F. (2018). Una competizione ancora personalizzata: i leader di partito nelle elezioni del 2018. Firenze : Società Italiana di Studi Elettorali.

Una competizione ancora personalizzata: i leader di partito nelle elezioni del 2018

Garzia, Diego;
2018

Abstract

Per ciò che riguarda il ruolo dei leader di partito, le elezioni parlamentari del 2018 hanno portato con sé sia la conferma di alcune tendenze in atto che una importante innovazione. La prima conferma riguarda la tendenza verso l’apertura dei metodi di selezione. Fra i leader più importanti solo due – Silvio Berlusconi e Pietro Grasso – si trovano a capo dei rispettivi partiti o coalizioni sulla base di procedure tradizionali, basate sulle decisioni assunte da elite ristrette in un contesto di elevata informalità. La maggior parte dei leader in campo nel 2018 invece proviene da selezioni in verità ben poco competitive, e tuttavia affidate a selettorati ampi, che comprendono gli iscritti del partito di riferimento o addirittura tutti i cittadini. Come è noto, quest’ultimo caso riguarda Matteo Renzi, vincitore di due primarie di partito aperte nel 2013 e nel 2017. Primarie chiuse, in cui possono votare solo gli iscritti, sono state vinte per due volte da Matteo Salvini, sempre nel 2013 e nel 2017. Sempre primarie chiuse (e on line) ha vinto per la prima volta Luigi Di Maio. Più articolato il cammino verso la leadership del suo partito compiuto da Giorgia Meloni. Il presidente di Fratelli d’Italia è stata eletta per la prima volta nel 2014 con primarie aperte in cui era l’unica candidata. Nel 2017 Meloni è stata confermata alla guida del partito dopo un tradizionale congresso di delegati. Mentre però i delegati che partecipano a congressi di questo tipo sono di soliti scelti dagli iscritti, in questo caso essi sono stati selezionati con una procedura in cui il diritto di voto era attribuito a tutti i cittadini. Si è dunque trattato di un innovativo metodo a più fasi, in cui comunque il selettorato coinvolto è stato quello più ampio possibile.
2018
Le Elezioni del 2018. Partiti, Candidati, Regole e Risultati
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Garzia, D., Venturino, F. (2018). Una competizione ancora personalizzata: i leader di partito nelle elezioni del 2018. Firenze : Società Italiana di Studi Elettorali.
Garzia, Diego; Venturino, Fulvio
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