Nella storia della cultura corpo e pensiero si sono spesso trovati ai poli opposti del discorso. Eppure, la loro interazione si rivela una risorsa poderosa: il corpo è uno strumento di pensiero e, viceversa, il pensiero agisce nei corpi. Nel teatro tali processi trovano un campo di sperimentazione privilegiato. Lungi dal costituire un ostacolo che la res cogitans deve oltrepassare per trovare la sua verità, il corpo in scena è ciò in cui il pensiero affonda per trovare nuove categorie. Nella convinzione che l’intreccio tra pratica filosofica e sapere teatrale sia un campo di ricerca prezioso per le scienze umane, il volume guarda al binomio filosofia-teatro da un punto di vista particolare: non quello dei pensatori che studiano il teatro in maniera estrinseca e intellettualistica, ma quello delle estetiche che emergono nelle pieghe della scena stessa. Ciò che resta perlopiù impensato non sono infatti né le teorie che descrivono una pratica a priori, né le pratiche individuate come illustrazioni di una teoria a posteriori, bensì i momenti di assonanza e dissonanza tra teorie e pratiche che si compenetrano a vicenda, che accadono all’unisono, inestricabili nelle trame della materia teatrale nel suo farsi. L’evento teatrale si delinea così come un’esperienza sorgiva di senso, che già da sempre racchiude una filosofia vivente, lungi dalla vaghezza del concetto o dell’exemplum, incarnandosi in un pensiero in atto, nella contingenza dei corpi, in un tempo e in uno spazio precisi. Vengono così indagati alcuni momenti, autori, attori, personaggi, gruppi e percorsi di ricerca teatrale che hanno lavorato sulle condizioni di possibilità del corpo come occasioni di pensiero. La domanda “come si pensa il corpo?”, intende infatti chiedere come noi pensiamo il corpo, ma anche come il corpo pensa se stesso. Nell’azione scenica, che mette in valore l’interezza del corpo espressivo, ciò accade sempre e in molti modi, con finalità mimetiche o nella purezza del motion, con la volontà di veicolare contenuti narrativi, figurativi o affettivi, nel lavoro di training o nella messa in scena. A partire dai suoi sforzi, dalle sue resistenze, dai suoi atteggiamenti, dalle sue posture, il corpo spinge il pensiero verso l’impensato, ossia la vita. Le condizioni di possibilità del corpo diventano allora, al contempo, vita del teatro e materia del pensiero.
Piccione, C. (2024). Come si pensa il corpo? Filosofia, teatro, rappresentazione. Numero monografico del Giornale Critico di Storia delle idee. Milano : Mimesis.
Come si pensa il corpo? Filosofia, teatro, rappresentazione. Numero monografico del Giornale Critico di Storia delle idee
Caterina Piccione
2024
Abstract
Nella storia della cultura corpo e pensiero si sono spesso trovati ai poli opposti del discorso. Eppure, la loro interazione si rivela una risorsa poderosa: il corpo è uno strumento di pensiero e, viceversa, il pensiero agisce nei corpi. Nel teatro tali processi trovano un campo di sperimentazione privilegiato. Lungi dal costituire un ostacolo che la res cogitans deve oltrepassare per trovare la sua verità, il corpo in scena è ciò in cui il pensiero affonda per trovare nuove categorie. Nella convinzione che l’intreccio tra pratica filosofica e sapere teatrale sia un campo di ricerca prezioso per le scienze umane, il volume guarda al binomio filosofia-teatro da un punto di vista particolare: non quello dei pensatori che studiano il teatro in maniera estrinseca e intellettualistica, ma quello delle estetiche che emergono nelle pieghe della scena stessa. Ciò che resta perlopiù impensato non sono infatti né le teorie che descrivono una pratica a priori, né le pratiche individuate come illustrazioni di una teoria a posteriori, bensì i momenti di assonanza e dissonanza tra teorie e pratiche che si compenetrano a vicenda, che accadono all’unisono, inestricabili nelle trame della materia teatrale nel suo farsi. L’evento teatrale si delinea così come un’esperienza sorgiva di senso, che già da sempre racchiude una filosofia vivente, lungi dalla vaghezza del concetto o dell’exemplum, incarnandosi in un pensiero in atto, nella contingenza dei corpi, in un tempo e in uno spazio precisi. Vengono così indagati alcuni momenti, autori, attori, personaggi, gruppi e percorsi di ricerca teatrale che hanno lavorato sulle condizioni di possibilità del corpo come occasioni di pensiero. La domanda “come si pensa il corpo?”, intende infatti chiedere come noi pensiamo il corpo, ma anche come il corpo pensa se stesso. Nell’azione scenica, che mette in valore l’interezza del corpo espressivo, ciò accade sempre e in molti modi, con finalità mimetiche o nella purezza del motion, con la volontà di veicolare contenuti narrativi, figurativi o affettivi, nel lavoro di training o nella messa in scena. A partire dai suoi sforzi, dalle sue resistenze, dai suoi atteggiamenti, dalle sue posture, il corpo spinge il pensiero verso l’impensato, ossia la vita. Le condizioni di possibilità del corpo diventano allora, al contempo, vita del teatro e materia del pensiero.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



