La statua marmorea apparteneva alla “nobilissima cona dello altare” che l'Anonimo Romano, ne la Vita di Cola di Rienzo, ricorda proveniente dalla cappella magna del castello papale di Galliera. Nel 1334, dopo la distruzione della rocca da parte della cittadinanza insorta contro il legato Bertrando del Poggetto, il polittico marmoreo passa ai frati di San Domenico che lo riadattarono per l'altare maggiore della basilica. Nell' Archivio Storico dei Musei Civici d'Arte Antica, Sezione Medievale e Moderna. Busta I. Fascicolo 5 (1863), vi è traccia dell'acquisto del San Pietro da parte del sig. Cappelli, prezzo di 40 lire, seguito dalla donazione al Comune. Nel 1935 Francesco Filippini la riconobbe come opera del pisano Giovanni di Balduccio, e avvicinandola alla scultura di San Domenico della collezione Bianconi, oggi al Musée Grobet-Labadie di Marsiglia, propose di ricollegare entrambe all'ancona marmorea dell'altare maggiore di San Domenico. Il polittico era stilisticamente prossimo a quello realizzato da Tommaso nella chiesa di San Francesco a Pisa. Infatti la cuspide con il profeta Baruch della Pinacoteca di Faenza, la formella con i pastori di collezione privata, il san Nicola (trasformato in san Petronio) del Museo di Santo Stefano, il san Domenico del Muséé Grobet-Labadie, la Madonna col Bambino del Detroit Institute of Arts e il san Pietro martire, si adattano perfettamente ad una struttura molto simile a quella pisana, tanto da palesare l'idea che Tommaso a distanza di anni si ispirò al polittico bolognese del suo conterraneo. Nella cappella magna gli interventi scultorei non si limitavano all'altare, ma comprendevano anche due statue a tutto tondo rappresentati la Vergine e l'Arcangelo Gabriele. Le due opere, anch'esse di mano di Giovanni, erano poste all'entrata, similmente all'Annunciazione della cappella Baroncelli in Santa Croce. Pubblicate da Giovanni Caglioti, sono ora in collezione privata, ma erano già menzionate da Marcello Oretti (1780-90) all'interno della chiesa bolognese di Santa Maria degli Angeli, la stessa che custodiva il polittico firmato di Giotto.

GIOVANNI DI BALDUCCIO - SAN PIETRO MARTIRE (SCHEDA 107)

COVA, PAOLO
2009

Abstract

La statua marmorea apparteneva alla “nobilissima cona dello altare” che l'Anonimo Romano, ne la Vita di Cola di Rienzo, ricorda proveniente dalla cappella magna del castello papale di Galliera. Nel 1334, dopo la distruzione della rocca da parte della cittadinanza insorta contro il legato Bertrando del Poggetto, il polittico marmoreo passa ai frati di San Domenico che lo riadattarono per l'altare maggiore della basilica. Nell' Archivio Storico dei Musei Civici d'Arte Antica, Sezione Medievale e Moderna. Busta I. Fascicolo 5 (1863), vi è traccia dell'acquisto del San Pietro da parte del sig. Cappelli, prezzo di 40 lire, seguito dalla donazione al Comune. Nel 1935 Francesco Filippini la riconobbe come opera del pisano Giovanni di Balduccio, e avvicinandola alla scultura di San Domenico della collezione Bianconi, oggi al Musée Grobet-Labadie di Marsiglia, propose di ricollegare entrambe all'ancona marmorea dell'altare maggiore di San Domenico. Il polittico era stilisticamente prossimo a quello realizzato da Tommaso nella chiesa di San Francesco a Pisa. Infatti la cuspide con il profeta Baruch della Pinacoteca di Faenza, la formella con i pastori di collezione privata, il san Nicola (trasformato in san Petronio) del Museo di Santo Stefano, il san Domenico del Muséé Grobet-Labadie, la Madonna col Bambino del Detroit Institute of Arts e il san Pietro martire, si adattano perfettamente ad una struttura molto simile a quella pisana, tanto da palesare l'idea che Tommaso a distanza di anni si ispirò al polittico bolognese del suo conterraneo. Nella cappella magna gli interventi scultorei non si limitavano all'altare, ma comprendevano anche due statue a tutto tondo rappresentati la Vergine e l'Arcangelo Gabriele. Le due opere, anch'esse di mano di Giovanni, erano poste all'entrata, similmente all'Annunciazione della cappella Baroncelli in Santa Croce. Pubblicate da Giovanni Caglioti, sono ora in collezione privata, ma erano già menzionate da Marcello Oretti (1780-90) all'interno della chiesa bolognese di Santa Maria degli Angeli, la stessa che custodiva il polittico firmato di Giotto.
Giotto e il Trecento. Il più Sovrano maestro stato in dipintura
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266
P. COVA
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