L’Epatite E (HEV) è una zoonosi che può essere responsabile di casi di malattia clinica nell’uomo, segnalati con sempre maggiore frequenza anche in Europa e caratterizzati da sintomi di gravità variabile (da simil-influenzali fino a casi di epatite acuta fulminante). Mentre nei Paesi in via di sviluppo questo virus presenta principalmente un ciclo orofecale, nei Paesi industrializzati i casi di epatite E nell’uomo sono generalmente di origine alimentare associati, nella maggior parte dei casi, al consumo di fegato di suino e di cinghiale crudo o poco cotto. Il suino sembra essere il principale serbatoio asintomatico del virus. Infine, benché ad oggi non siano stati ben documentati casi di infezione umana associati al consumo di carne di suino, è stata dimostrata la possibilità che HEV possa essere presente a livello muscolare durante la viremia nel suino. Ciò rappresenterebbe un importante fattore di rischio per la trasmissione zoonosica di HEV. Per tali ragioni, è importante monitorare la presenza di HEV all’interno degli allevamenti suinicoli e valutarne la prevalenza nelle varie fasce d’età. Nel presente lavoro è stata condotta un’indagine di prevalenza virologica nel settore di ingrasso di un allevamento multisito della provincia di Modena. Complessivamente, sono stati prelevati campioni fecali dall’ampolla rettale da 100 suini di diverse età (dai 100 ai 300 giorni). Da questo materiale è stata effettuata la ricerca del genoma di sw-HEV mediante trascrizione inversa e PCR utilizzando primers che amplificano una porzione di 348bp della regione genomica ORF2 (proteina capsidica). Il 27% dei campioni è risultato positivo per sw-HEV. In accordo con quanto presente in bibliografia, i soggetti con una maggiore prevalenza virologica sono risultati essere quelli di circa 140 giorni di età (10%). Alcuni campioni sono stati purificati, sequenziati e i frammenti ottenuti sono stati allineati con quelli presenti nella banca dati NCBI. Tutti i ceppi appartenevano al genotipo 3 e hanno dimostrato di avere, tra loro, un’omologia nucleotidica variabile dall’80% al 99,8%.

Sorveglianza virologica del virus dell'epatite E (HEV) in un allevamento di suini all'ingrasso

ANGELONI, GIORGIA;OSTANELLO, FABIO;
2011

Abstract

L’Epatite E (HEV) è una zoonosi che può essere responsabile di casi di malattia clinica nell’uomo, segnalati con sempre maggiore frequenza anche in Europa e caratterizzati da sintomi di gravità variabile (da simil-influenzali fino a casi di epatite acuta fulminante). Mentre nei Paesi in via di sviluppo questo virus presenta principalmente un ciclo orofecale, nei Paesi industrializzati i casi di epatite E nell’uomo sono generalmente di origine alimentare associati, nella maggior parte dei casi, al consumo di fegato di suino e di cinghiale crudo o poco cotto. Il suino sembra essere il principale serbatoio asintomatico del virus. Infine, benché ad oggi non siano stati ben documentati casi di infezione umana associati al consumo di carne di suino, è stata dimostrata la possibilità che HEV possa essere presente a livello muscolare durante la viremia nel suino. Ciò rappresenterebbe un importante fattore di rischio per la trasmissione zoonosica di HEV. Per tali ragioni, è importante monitorare la presenza di HEV all’interno degli allevamenti suinicoli e valutarne la prevalenza nelle varie fasce d’età. Nel presente lavoro è stata condotta un’indagine di prevalenza virologica nel settore di ingrasso di un allevamento multisito della provincia di Modena. Complessivamente, sono stati prelevati campioni fecali dall’ampolla rettale da 100 suini di diverse età (dai 100 ai 300 giorni). Da questo materiale è stata effettuata la ricerca del genoma di sw-HEV mediante trascrizione inversa e PCR utilizzando primers che amplificano una porzione di 348bp della regione genomica ORF2 (proteina capsidica). Il 27% dei campioni è risultato positivo per sw-HEV. In accordo con quanto presente in bibliografia, i soggetti con una maggiore prevalenza virologica sono risultati essere quelli di circa 140 giorni di età (10%). Alcuni campioni sono stati purificati, sequenziati e i frammenti ottenuti sono stati allineati con quelli presenti nella banca dati NCBI. Tutti i ceppi appartenevano al genotipo 3 e hanno dimostrato di avere, tra loro, un’omologia nucleotidica variabile dall’80% al 99,8%.
Atti IV Workshop nazionale di di virologia veterinaria
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Angeloni G.; Di Bartolo I.; Ostanello F.; Ruggeri F.M.
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