L'articolo analizza una delle opere principali dell’Art Brut: l’epigrafe inscritta sulle facciate del manicomio di Volterra dal paziente schizofrenico Oreste Ferdinando Nannetti, che racconta la delirante epopea del suo alter ego, NOF4. Si mostra come il fascino del monumento è legato al suo essere campo di battaglia fra decoro e incuria su diversi livelli di significazione. La maggior parte dell’epigrafe è esposta all’incuria atmosferica, mentre solo una sua piccola parte è conservata preziosamente a Losanna. Il gesto stesso di scrivere su un muro, di deturparne le superficie vergine, è indecoroso, eppure l’iscrizione è degna di esposizione museale. La ragione è da ricercare nel fatto che si tratta di una «radice calcinata del significato» (Foucault 1961: 46), una voce della follia che si muove dal silenzio per tornarvi, sovrascritta e rilanciata da numerose istanze che ne arricchiscono le possibilità di significato. È la somma di queste istanze che si tratterà di indagare (Paolucci 2020). Il supporto di iscrizione (Basso Fossali 2013) è un segno degno di attenzione: esso segna un confine (Lotman 1980) che delinea lo spazio di alterità della devianza (Lancioni 2020; Galofaro 2015). La parete del manicomio è già carica delle pregnanze (Thom 2006) identificate al suo interno: essa è spazio temuto quando vista come scudo, e odiato quando vista come arma. Il gesto di iscrizione di Nannetti è così leggibile come eroico e dissacratore, come gesto indegno che rivendica dignità. L’enunciatore a sua volta porta con sé il carico semantico della schizofrenia. Nella letteratura psichiatrica e nella cultura occidentale lo schizofrenico è figura della devianza, dell’incuria, dell’indecenza per eccellenza (Foucault 1962; 1999), e allo stesso tempo figura della liberazione e della creazione (Laing 1967; Deleuze e Guattari 1972). I segni inscritti sul muro recano la forma di produzione segnica tipicamente schizofrenica, quell’«impronta dell’inopportunità» (Kraepelin 1907) tacciata di insensatezza che manifesta tutta la sua potenza semiotica una volta liberata dalla normatività di uno sguardo medico (Basaglia 2018). L’atto di Nannetti trasforma i significati della parete e della fibbia del cinturone della divisa da internato con cui la incide: gli strumenti di costrizione fungono da strumenti di liberazione per tramite di una narrazione che vede il paziente recluso viaggiare nell’infinità del cosmo. In questa lotta tra decoro e incuria, la stele di Volterra, interrotta nel 1978 grazie alla Legge 180, reca testimonianza, insieme, delle catene e del loro disfacimento.

Lobaccaro, L. (2025). La stele di Volterra e NOF4: incuria e decoro in un’opera manicomiale. Roma : Meltemi.

La stele di Volterra e NOF4: incuria e decoro in un’opera manicomiale

Luigi Lobaccaro
2025

Abstract

L'articolo analizza una delle opere principali dell’Art Brut: l’epigrafe inscritta sulle facciate del manicomio di Volterra dal paziente schizofrenico Oreste Ferdinando Nannetti, che racconta la delirante epopea del suo alter ego, NOF4. Si mostra come il fascino del monumento è legato al suo essere campo di battaglia fra decoro e incuria su diversi livelli di significazione. La maggior parte dell’epigrafe è esposta all’incuria atmosferica, mentre solo una sua piccola parte è conservata preziosamente a Losanna. Il gesto stesso di scrivere su un muro, di deturparne le superficie vergine, è indecoroso, eppure l’iscrizione è degna di esposizione museale. La ragione è da ricercare nel fatto che si tratta di una «radice calcinata del significato» (Foucault 1961: 46), una voce della follia che si muove dal silenzio per tornarvi, sovrascritta e rilanciata da numerose istanze che ne arricchiscono le possibilità di significato. È la somma di queste istanze che si tratterà di indagare (Paolucci 2020). Il supporto di iscrizione (Basso Fossali 2013) è un segno degno di attenzione: esso segna un confine (Lotman 1980) che delinea lo spazio di alterità della devianza (Lancioni 2020; Galofaro 2015). La parete del manicomio è già carica delle pregnanze (Thom 2006) identificate al suo interno: essa è spazio temuto quando vista come scudo, e odiato quando vista come arma. Il gesto di iscrizione di Nannetti è così leggibile come eroico e dissacratore, come gesto indegno che rivendica dignità. L’enunciatore a sua volta porta con sé il carico semantico della schizofrenia. Nella letteratura psichiatrica e nella cultura occidentale lo schizofrenico è figura della devianza, dell’incuria, dell’indecenza per eccellenza (Foucault 1962; 1999), e allo stesso tempo figura della liberazione e della creazione (Laing 1967; Deleuze e Guattari 1972). I segni inscritti sul muro recano la forma di produzione segnica tipicamente schizofrenica, quell’«impronta dell’inopportunità» (Kraepelin 1907) tacciata di insensatezza che manifesta tutta la sua potenza semiotica una volta liberata dalla normatività di uno sguardo medico (Basaglia 2018). L’atto di Nannetti trasforma i significati della parete e della fibbia del cinturone della divisa da internato con cui la incide: gli strumenti di costrizione fungono da strumenti di liberazione per tramite di una narrazione che vede il paziente recluso viaggiare nell’infinità del cosmo. In questa lotta tra decoro e incuria, la stele di Volterra, interrotta nel 1978 grazie alla Legge 180, reca testimonianza, insieme, delle catene e del loro disfacimento.
2025
Accudire. Rifiuti, decoro, paesaggio
189
210
Lobaccaro, L. (2025). La stele di Volterra e NOF4: incuria e decoro in un’opera manicomiale. Roma : Meltemi.
Lobaccaro, Luigi
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/1035893
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