Il saggio si occupa degli affreschi che ornano la volta della Galleria Vidoniana nell’appartamento del legato in Palazzo d’Accursio, arrivando a mostrarne il significato araldico. Ne introduce lo studio con una riflessione sull’uso dell’araldica come linguaggio visivo di autorappresentazione molto in uso a Bologna nei secoli moderni, su cui non a caso si basano le Insignia, miniature che dal 1530 al 1796 siglano la presa di potere degli Anziani consoli, principale magistratura cittadina. Attraverso l’analisi delle Insignia contemporanee e del ruolo che in esse è variamente assegnato allo stemma del cardinale legato in carica, il saggio fa luce sull’ambiente in cui la decorazione viene concepita. Essa, opera dei quadraturisti bolognesi Caccioli e Santi e risalente al 1665, viene dunque studiata nella sua complessa struttura formale e concettuale, che fa perno con grande raffinatezza sulle componenti degli stemmi del commitente, cardinale legato Pietro Vidoni, e del pontefice regnante a cui è dedicata e che intende omaggiare, Alessandro VII Chigi. Oltre a svelare il meccanismo erudito alla base della decorazione, legato alla cultura dell’emblema, lo studio mette l’opera in relazione con un contemporaneo poemetto in latino composto da Vincenzo Maria Marescalchi, più volte Anziano e membro dell’Accademia dei Gelati, la cui analisi porta a dimostrare che Marescalchi fu probabilmente l’autore del programma iconografico.
Cavicchioli, S. (2025). « Micat in vertice ». L’héraldique d’Alexandre VII Chigi à Bologne, entre occultation et célébration (1658- 1665). Rouen : PURH.
« Micat in vertice ». L’héraldique d’Alexandre VII Chigi à Bologne, entre occultation et célébration (1658- 1665)
Sonia Cavicchioli
2025
Abstract
Il saggio si occupa degli affreschi che ornano la volta della Galleria Vidoniana nell’appartamento del legato in Palazzo d’Accursio, arrivando a mostrarne il significato araldico. Ne introduce lo studio con una riflessione sull’uso dell’araldica come linguaggio visivo di autorappresentazione molto in uso a Bologna nei secoli moderni, su cui non a caso si basano le Insignia, miniature che dal 1530 al 1796 siglano la presa di potere degli Anziani consoli, principale magistratura cittadina. Attraverso l’analisi delle Insignia contemporanee e del ruolo che in esse è variamente assegnato allo stemma del cardinale legato in carica, il saggio fa luce sull’ambiente in cui la decorazione viene concepita. Essa, opera dei quadraturisti bolognesi Caccioli e Santi e risalente al 1665, viene dunque studiata nella sua complessa struttura formale e concettuale, che fa perno con grande raffinatezza sulle componenti degli stemmi del commitente, cardinale legato Pietro Vidoni, e del pontefice regnante a cui è dedicata e che intende omaggiare, Alessandro VII Chigi. Oltre a svelare il meccanismo erudito alla base della decorazione, legato alla cultura dell’emblema, lo studio mette l’opera in relazione con un contemporaneo poemetto in latino composto da Vincenzo Maria Marescalchi, più volte Anziano e membro dell’Accademia dei Gelati, la cui analisi porta a dimostrare che Marescalchi fu probabilmente l’autore del programma iconografico.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



