Nel nuovo paradigma 5.0 che si va delineando, ogni elemento del tessuto socioeconomico diventa parte di una rete complessa e interdipendente. Im-prese, istituzioni, tecnologie, persone e ambiente non possono più essere con-siderati come entità separate, ma come componenti di un ecosistema in con-tinua evoluzione. In questo contesto, il dominio dello spazio assume un ri-lievo strategico crescente. Le tecnologie spaziali non sono più confinate all’ambito della ricerca o della difesa ma sono ormai integrate nella vita quo-tidiana, nei servizi pubblici, nella gestione del territorio e nella transizione digitale. Il riferimento teorico-operativo al “paradigma 5.0” cui si fa in questo libro è quello elaborato da Casale e Rinaldi in Il Paradigma 5.0, che sistematizza i principi di governance trasformativa, antifragilità organizzativa, etica della tecnologia e orientamento al bene comune. Questa visione la si ritrova nella definizione di Industria 5.0 riportata nella UNI/PdR 155:2023, secondo la quale si tratta di una “modalità orga-nizzativa che rafforza il ruolo e il contributo del settore produttivo verso la società e l’ambiente, mettendo il benessere del lavoratore e l’utilizzo etico delle tecnologie al centro dei processi, per affermarsi quale fonte resiliente di prosperità anche a seguito di fattori di stress [...], generando valore condi-viso oltre la crescita, nel rispetto dei limiti del pianeta, delle generazioni fu-ture e del bene comune”. Definizione, inoltre, confermata nella sua validità e applicabilità dal position paper Formalising Industry 5.0 – A Proposal for a European Governance Framework of the Paradigm 5.0 (2025), che ne atte-sta la coerenza con i pilastri europei di umanocentricità, sostenibilità e resi-lienza. A sostegno di tale impostazione si collocano anche i documenti della 20 Commissione Europea sull’Industria 5.0 che pongono enfasi su resilienza, centralità della persona, sostenibilità e interconnessione sistemica. Pur non utilizzando direttamente il concetto di "infrastruttura critica", essi evidenziano l’importanza di sistemi produttivi affidabili, digitalizzati, distri-buiti, human-centric e capaci di affrontare vulnerabilità complesse. Nel più ampio contesto delle politiche europee per la protezione delle infrastrutture critiche, il contributo di Andrea Renda, pubblicato dal CEPS nel 2021, fornisce una chiave di lettura particolarmente rilevante. Renda evidenzia come le tra-sformazioni digitali abbiano moltiplicato la superficie d’attacco e la vulnera-bilità delle infrastrutture, richiedendo un ripensamento delle tradizionali stra-tegie di sicurezza. Il suo approccio sottolinea l’urgenza di un coordinamento istituzionale multilivello, di una governance normativa agile e di una visione sistemica in grado di coniugare cibersicurezza, resilienza e autonomia strate-gica. L’analisi di Renda anticipa la necessità di superare l’approccio reattivo, per abbracciare modelli proattivi e orientati al bene comune e le sue raccoman-dazioni costituiscono una base analitica utile per lo sviluppo di un modello di infrastruttura critica antifragile, capace non solo di resistere alle crisi, ma di migliorarsi e rigenerarsi attraverso l’instabilità e la complessità. In coerenza con quanto emerso, in questo libro – attraverso il riferimento al paradigma 5.0, che offre un quadro teorico-operativo per governare e po-tenziare la capacità dei sistemi infrastrutturali critici di apprendere dalle crisi e generare valore per il bene comune – si esaminano altresì le interrelazioni con lo spazio, il cyberspazio, la governance normativa, gli standard tecnici, la transizione digitale e, più in generale, i molteplici domini socio-tecnici coinvolti, giungendo a proporre il modello delle infrastrutture critiche anti-fragili.
Casale, O., Rinaldi, P., Lanzafame, R., Zampino, A. (2025). SPAZIO, CYBERSPAZIO E INFRASTRUTTURE CRITICHE Sfide geopolitiche nel Paradigma 5.0. Milano : FrancoAngeli s.r.l., Milano, Italy..
SPAZIO, CYBERSPAZIO E INFRASTRUTTURE CRITICHE Sfide geopolitiche nel Paradigma 5.0
Paola Rinaldi;
2025
Abstract
Nel nuovo paradigma 5.0 che si va delineando, ogni elemento del tessuto socioeconomico diventa parte di una rete complessa e interdipendente. Im-prese, istituzioni, tecnologie, persone e ambiente non possono più essere con-siderati come entità separate, ma come componenti di un ecosistema in con-tinua evoluzione. In questo contesto, il dominio dello spazio assume un ri-lievo strategico crescente. Le tecnologie spaziali non sono più confinate all’ambito della ricerca o della difesa ma sono ormai integrate nella vita quo-tidiana, nei servizi pubblici, nella gestione del territorio e nella transizione digitale. Il riferimento teorico-operativo al “paradigma 5.0” cui si fa in questo libro è quello elaborato da Casale e Rinaldi in Il Paradigma 5.0, che sistematizza i principi di governance trasformativa, antifragilità organizzativa, etica della tecnologia e orientamento al bene comune. Questa visione la si ritrova nella definizione di Industria 5.0 riportata nella UNI/PdR 155:2023, secondo la quale si tratta di una “modalità orga-nizzativa che rafforza il ruolo e il contributo del settore produttivo verso la società e l’ambiente, mettendo il benessere del lavoratore e l’utilizzo etico delle tecnologie al centro dei processi, per affermarsi quale fonte resiliente di prosperità anche a seguito di fattori di stress [...], generando valore condi-viso oltre la crescita, nel rispetto dei limiti del pianeta, delle generazioni fu-ture e del bene comune”. Definizione, inoltre, confermata nella sua validità e applicabilità dal position paper Formalising Industry 5.0 – A Proposal for a European Governance Framework of the Paradigm 5.0 (2025), che ne atte-sta la coerenza con i pilastri europei di umanocentricità, sostenibilità e resi-lienza. A sostegno di tale impostazione si collocano anche i documenti della 20 Commissione Europea sull’Industria 5.0 che pongono enfasi su resilienza, centralità della persona, sostenibilità e interconnessione sistemica. Pur non utilizzando direttamente il concetto di "infrastruttura critica", essi evidenziano l’importanza di sistemi produttivi affidabili, digitalizzati, distri-buiti, human-centric e capaci di affrontare vulnerabilità complesse. Nel più ampio contesto delle politiche europee per la protezione delle infrastrutture critiche, il contributo di Andrea Renda, pubblicato dal CEPS nel 2021, fornisce una chiave di lettura particolarmente rilevante. Renda evidenzia come le tra-sformazioni digitali abbiano moltiplicato la superficie d’attacco e la vulnera-bilità delle infrastrutture, richiedendo un ripensamento delle tradizionali stra-tegie di sicurezza. Il suo approccio sottolinea l’urgenza di un coordinamento istituzionale multilivello, di una governance normativa agile e di una visione sistemica in grado di coniugare cibersicurezza, resilienza e autonomia strate-gica. L’analisi di Renda anticipa la necessità di superare l’approccio reattivo, per abbracciare modelli proattivi e orientati al bene comune e le sue raccoman-dazioni costituiscono una base analitica utile per lo sviluppo di un modello di infrastruttura critica antifragile, capace non solo di resistere alle crisi, ma di migliorarsi e rigenerarsi attraverso l’instabilità e la complessità. In coerenza con quanto emerso, in questo libro – attraverso il riferimento al paradigma 5.0, che offre un quadro teorico-operativo per governare e po-tenziare la capacità dei sistemi infrastrutturali critici di apprendere dalle crisi e generare valore per il bene comune – si esaminano altresì le interrelazioni con lo spazio, il cyberspazio, la governance normativa, gli standard tecnici, la transizione digitale e, più in generale, i molteplici domini socio-tecnici coinvolti, giungendo a proporre il modello delle infrastrutture critiche anti-fragili.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


