Negli anni Ottanta, l’Emilia-Romagna, “regione modello” del comunismo italiano, divenne un laboratorio di trasformazione per il rapporto tra Partito comunista e cultura. Dopo la crisi del 1977 e la perdita di consenso elettorale, il Pci emiliano cercò nuove vie di legittimazione attraverso l’azione culturale, confrontandosi con la frammentazione sociale e la pluralità di linguaggi emergenti. La stagione dell’“effimero” — dalle feste dell’Unità all’influenza dell’“Estate romana” — inaugurò una politica culturale aperta alla partecipazione di massa, ai nuovi media e all’associazionismo. Le federazioni locali, la Fgci e l’Arci divennero spazi di sperimentazione, favorendo la contaminazione con la cultura giovanile, il pacifismo, il femminismo e le prime istanze ecologiste e LGBTQ+. Ne emerse una “Babele” di soggetti e discorsi che ridefinì il legame tra partito e società, anticipando i processi di ibridazione pubblico-privato e di professionalizzazione della comunicazione politica. Pur segnato dalla crisi del Pci, il decennio pose le basi di un nuovo modo di intendere la cultura come terreno di mediazione e rappresentazione collettiva nell’Italia post-industriale.
Capelli, C. (2022). «Una Babele di lingue vive oggi il partito»: i comunisti emiliani e la cultura negli anni Ottanta. Bologna : Bologna University Press.
«Una Babele di lingue vive oggi il partito»: i comunisti emiliani e la cultura negli anni Ottanta
Claudia Capelli
2022
Abstract
Negli anni Ottanta, l’Emilia-Romagna, “regione modello” del comunismo italiano, divenne un laboratorio di trasformazione per il rapporto tra Partito comunista e cultura. Dopo la crisi del 1977 e la perdita di consenso elettorale, il Pci emiliano cercò nuove vie di legittimazione attraverso l’azione culturale, confrontandosi con la frammentazione sociale e la pluralità di linguaggi emergenti. La stagione dell’“effimero” — dalle feste dell’Unità all’influenza dell’“Estate romana” — inaugurò una politica culturale aperta alla partecipazione di massa, ai nuovi media e all’associazionismo. Le federazioni locali, la Fgci e l’Arci divennero spazi di sperimentazione, favorendo la contaminazione con la cultura giovanile, il pacifismo, il femminismo e le prime istanze ecologiste e LGBTQ+. Ne emerse una “Babele” di soggetti e discorsi che ridefinì il legame tra partito e società, anticipando i processi di ibridazione pubblico-privato e di professionalizzazione della comunicazione politica. Pur segnato dalla crisi del Pci, il decennio pose le basi di un nuovo modo di intendere la cultura come terreno di mediazione e rappresentazione collettiva nell’Italia post-industriale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


