Sollecitato dalle distorsioni della “società digitale”, lo studio propone l’idea di un diritto alla inviolabilità dell’immagine in condizioni di intimità: una sorta di “habeas corpus” da declinarsi in termini di privatezza, quale libertà da intrusioni digitali nella sfera corporea, e di riservatezza, quale tutela da indebite condotte diffusive. L’indagine si sviluppa secondo una scansione progressiva delle fasi di vita dell’immagine (realizzazione, produzione, creazione, conservazione, condivisione privata, diffusione), tesa a ricostruirne un vero e proprio “statuto penale”. Così strutturato, l’itinerario consente non solo di mettere a fuoco diversi profili di irrazionalità del tessuto normativo, dovuti all’anacronismo delle disposizioni o alla loro frettolosa compilazione, ma anche di inquadrare fenomeni recenti, come il “deepfake” e il “cyberflashing”, e interrogarsi criticamente sulla fondatezza di eventuali interventi punitivi. La sistematizzazione proposta, infine, si rivela funzionale a mappare le ipotesi in cui il diritto alla disponibilità digitale del proprio corpo funge da limite a fattispecie penali esistenti, come quelle in materia di pedopornografia.
Caletti, G.M. (2024). Habeas corpus digitale. Lo statuto penale dell'immagine corporea tra privatezza e riservatezza. TORINO : Giappichelli.
Habeas corpus digitale. Lo statuto penale dell'immagine corporea tra privatezza e riservatezza
CALETTI, GIAN MARCO
2024
Abstract
Sollecitato dalle distorsioni della “società digitale”, lo studio propone l’idea di un diritto alla inviolabilità dell’immagine in condizioni di intimità: una sorta di “habeas corpus” da declinarsi in termini di privatezza, quale libertà da intrusioni digitali nella sfera corporea, e di riservatezza, quale tutela da indebite condotte diffusive. L’indagine si sviluppa secondo una scansione progressiva delle fasi di vita dell’immagine (realizzazione, produzione, creazione, conservazione, condivisione privata, diffusione), tesa a ricostruirne un vero e proprio “statuto penale”. Così strutturato, l’itinerario consente non solo di mettere a fuoco diversi profili di irrazionalità del tessuto normativo, dovuti all’anacronismo delle disposizioni o alla loro frettolosa compilazione, ma anche di inquadrare fenomeni recenti, come il “deepfake” e il “cyberflashing”, e interrogarsi criticamente sulla fondatezza di eventuali interventi punitivi. La sistematizzazione proposta, infine, si rivela funzionale a mappare le ipotesi in cui il diritto alla disponibilità digitale del proprio corpo funge da limite a fattispecie penali esistenti, come quelle in materia di pedopornografia.| File | Dimensione | Formato | |
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