Anzitutto intendo ringraziare l’Accademia delle Scienze ed il Prof. Giuseppe De Vergottini per il privilegio che mi è concesso di tenere questa conferenza nello scenario di riflessione libera ed aperta che l’Accademia è capace di garantire. Due sono le premesse da cui intendo partire. Nei manuali di economia viene dedicata solitamente molto poca attenzione all’illustrazione delle caratteristiche dei beni economici. Nella mia presentazione dedicherò, invece, a questo tema la maggior parte del tempo disponibile. Forse anche questo è un segno dei tempi. L’analisi che presento trae spunto e principio dall’eccezionale contributo di Alberto Quadrio Curzio al progresso degli studi economici che ha seguito due principali linee di indagine. Con una prima linea di ricerca, ha approfondito e innovato le conoscenze economiche con ricerche analitiche tematiche e settoriali. Con una seconda, ha ricostruito scenari – rinvigoriti dai risultati conseguiti con le ricerche della prima linea – volti a fornire una visione d’insieme della storia dell’analisi economica e dello sviluppo economico del nostro Paese nel quadro della costruzione dell’Europa unita. Nel solco di questa seconda linea di indagine, due sono le idee più rilevanti che, seppur dotate di solide radici nella teoria economica precedente, sono state esplicitate da Alberto Quadrio Curzio, dotandole di un forte potenziale evolutivo: l’idea di un sistema economico che, accanto al ruolo dello stato e del mercato dia spazio anche a quello della società; l’idea che in tale sistema, accanto ai beni privati, ai beni pubblici e alle risorse comuni, vengano resi disponibili, prodotti e scambiati anche ‘beni sociali’. Come verrà meglio chiarito in seguito, la mia analisi è volta a dimostrare come sia opportuno che la sottocategoria di ‘bene sociale’ non venga o trascurata o fatta coincidere con quella di ‘bene pubblico’, come, ad esempio, accade per Musgrave (1969, pp. 102-107). Essa rappresenta, invece, una sottocategoria analitica distinta sia da quella di ‘bene privato’ sia da quella di ‘bene pubblico’, facendo comunque parte della categoria generale di ‘bene economico’. L’obiettivo di fondo di questa riflessione è, infatti, quello di ragionare sulla plausibilità di una rilettura della scienza economica in grado di meglio connettere tra loro tali concetti e di ricavare da essa alcune implicazioni concrete sull’uso degli strumenti di analisi applicata di cui disponiamo e sull’adozione di nuovi strumenti. Cruciale è, in questo ambito, l’attenzione all’organizzazione economica della conoscenza nei sistemi economici reali ed alle effettive differenze che in essa si riscontrano tra la fase precedente e quella successiva alla crisi globale. Ritengo che questo possa avere anche ricadute sulla messa a punto di strumenti adeguati per la valutazione economica. Questa riflessione assume, quindi, rilievo nel contesto dei cambiamenti di fondo verificatisi ed in corso nell’economia reale. Inoltre, è mia profonda convinzione che tornare a ragionare sulla natura dei beni economici costituisca un supporto cruciale per futuri progressi della scienza economica, maturabili anche apprendendo dalla crisi globale. Sono, infatti, persuaso che se la teoria economica dopo la crisi non saprà rinnovare le proprie nozioni di base ed i propri strumenti analitici, la sua credibilità ed il suo potenziale di sviluppo si contrarranno notevolmente. In quest’ottica, la revisione dei concetti e degli strumenti utilizzati, passa anzitutto dalla ricostruzione dello stato delle conoscenze precedenti alla crisi, per poi concentrarsi sugli sviluppi realizzabili alla luce delle carenze e dei limiti in essi riscontrati alla luce della crisi stessa. L’abbinamento tra quanto valeva prima e quanto vale dopo la crisi è, in tal senso, il filtro fondamentale di ogni riflessione teorica, ancor prima che di ogni politica.

Sostenibilità dello sviluppo e natura dei beni economici dopo la crisi globale

ANTONELLI, GILBERTO
2012

Abstract

Anzitutto intendo ringraziare l’Accademia delle Scienze ed il Prof. Giuseppe De Vergottini per il privilegio che mi è concesso di tenere questa conferenza nello scenario di riflessione libera ed aperta che l’Accademia è capace di garantire. Due sono le premesse da cui intendo partire. Nei manuali di economia viene dedicata solitamente molto poca attenzione all’illustrazione delle caratteristiche dei beni economici. Nella mia presentazione dedicherò, invece, a questo tema la maggior parte del tempo disponibile. Forse anche questo è un segno dei tempi. L’analisi che presento trae spunto e principio dall’eccezionale contributo di Alberto Quadrio Curzio al progresso degli studi economici che ha seguito due principali linee di indagine. Con una prima linea di ricerca, ha approfondito e innovato le conoscenze economiche con ricerche analitiche tematiche e settoriali. Con una seconda, ha ricostruito scenari – rinvigoriti dai risultati conseguiti con le ricerche della prima linea – volti a fornire una visione d’insieme della storia dell’analisi economica e dello sviluppo economico del nostro Paese nel quadro della costruzione dell’Europa unita. Nel solco di questa seconda linea di indagine, due sono le idee più rilevanti che, seppur dotate di solide radici nella teoria economica precedente, sono state esplicitate da Alberto Quadrio Curzio, dotandole di un forte potenziale evolutivo: l’idea di un sistema economico che, accanto al ruolo dello stato e del mercato dia spazio anche a quello della società; l’idea che in tale sistema, accanto ai beni privati, ai beni pubblici e alle risorse comuni, vengano resi disponibili, prodotti e scambiati anche ‘beni sociali’. Come verrà meglio chiarito in seguito, la mia analisi è volta a dimostrare come sia opportuno che la sottocategoria di ‘bene sociale’ non venga o trascurata o fatta coincidere con quella di ‘bene pubblico’, come, ad esempio, accade per Musgrave (1969, pp. 102-107). Essa rappresenta, invece, una sottocategoria analitica distinta sia da quella di ‘bene privato’ sia da quella di ‘bene pubblico’, facendo comunque parte della categoria generale di ‘bene economico’. L’obiettivo di fondo di questa riflessione è, infatti, quello di ragionare sulla plausibilità di una rilettura della scienza economica in grado di meglio connettere tra loro tali concetti e di ricavare da essa alcune implicazioni concrete sull’uso degli strumenti di analisi applicata di cui disponiamo e sull’adozione di nuovi strumenti. Cruciale è, in questo ambito, l’attenzione all’organizzazione economica della conoscenza nei sistemi economici reali ed alle effettive differenze che in essa si riscontrano tra la fase precedente e quella successiva alla crisi globale. Ritengo che questo possa avere anche ricadute sulla messa a punto di strumenti adeguati per la valutazione economica. Questa riflessione assume, quindi, rilievo nel contesto dei cambiamenti di fondo verificatisi ed in corso nell’economia reale. Inoltre, è mia profonda convinzione che tornare a ragionare sulla natura dei beni economici costituisca un supporto cruciale per futuri progressi della scienza economica, maturabili anche apprendendo dalla crisi globale. Sono, infatti, persuaso che se la teoria economica dopo la crisi non saprà rinnovare le proprie nozioni di base ed i propri strumenti analitici, la sua credibilità ed il suo potenziale di sviluppo si contrarranno notevolmente. In quest’ottica, la revisione dei concetti e degli strumenti utilizzati, passa anzitutto dalla ricostruzione dello stato delle conoscenze precedenti alla crisi, per poi concentrarsi sugli sviluppi realizzabili alla luce delle carenze e dei limiti in essi riscontrati alla luce della crisi stessa. L’abbinamento tra quanto valeva prima e quanto vale dopo la crisi è, in tal senso, il filtro fondamentale di ogni riflessione teorica, ancor prima che di ogni politica.
Rendiconti dell’ l’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna per l’Anno Accademico 2011/2012
173
184
G. ANTONELLI
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/102183
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