I dati di alcuni studi internazionali e alcune prime osservazioni in Italia rilevano che i medici di medicina generale (MMG) hanno un numero importante e crescente di pazienti migranti. I medici delle cure primarie detengono un ruolo fondamentale nella cura dei migranti, in quanto rappresentano il primo contatto per la salute di questa popolazione. Nella maggior parte dei casi riescono a stabilire una relazione a lungo termine con tali utenti e questo permette loro di avere una conoscenza della loro storia, sia clinica che sociale, oltre che della loro attuale condizione socio-sanitaria. Il MMG è potenzialmente in grado, grazie alla relazione instaurata con l’utente, di conoscere gli eventi stressanti del singolo individuo (separazioni, malattie organiche…) e di dare, quindi, un primo approccio supportivo all’affiorare di problematiche psichiche (Harris, 1996). Spesso però il percorso terapeutico dei migranti può essere ostacolato dalle difficoltà a decifrare i bisogni di salute dei migranti a causa delle importanti differenze, non solo linguistiche, che distinguono persone (il medico e il paziente) provenienti da culture diverse. Non è raro, quindi, andare incontro a fraintendimenti ed errori diagnostici, con il risultato di rallentare il percorso terapeutico e di indebolire l’ adesione alle cure da parte del paziente. Bhui e coll. (2007) suggeriscono di favorire in medicina generale lo sviluppo della così detta “cultural competence”, cioè di specifiche abilità diagnostiche, relazionali e gestionali del paziente proveniente da altre culture e di migliorare l’organizzazione dei servizi attraverso la strutturazione di una collaborazione stretta tra cure primarie e servizi territoriali di salute mentale, deputati a fornire consultazioni specialistiche e, ove necessario, operatori formati ad affrontare le diversità culturali. Approfondiamo in questo lavoro la cultural-competence nella relazione medico-paziente, quale primo livello di intervento per la facilitazione delle cure dei migranti con problemi di salute mentale. In alcuni Servizi di Salute Mentale sono attivi gruppi di lavoro che si avvalgono di psichiatri con competenze transculturali e che collaborano con mediatori culturali e Servizi Sociali del Comune (Tarricone et al. 2008) Esistono forti evidenze che un approccio culturalmente competente al paziente migrante conduca a risultati positivi nel migliorare sia l’accesso e l’uso dei servizi che la qualità delle cure (Goode, 2006).

La competenza culturale nella relazione medico-paziente

TARRICONE, ILARIA;BERARDI, DOMENICO
2010

Abstract

I dati di alcuni studi internazionali e alcune prime osservazioni in Italia rilevano che i medici di medicina generale (MMG) hanno un numero importante e crescente di pazienti migranti. I medici delle cure primarie detengono un ruolo fondamentale nella cura dei migranti, in quanto rappresentano il primo contatto per la salute di questa popolazione. Nella maggior parte dei casi riescono a stabilire una relazione a lungo termine con tali utenti e questo permette loro di avere una conoscenza della loro storia, sia clinica che sociale, oltre che della loro attuale condizione socio-sanitaria. Il MMG è potenzialmente in grado, grazie alla relazione instaurata con l’utente, di conoscere gli eventi stressanti del singolo individuo (separazioni, malattie organiche…) e di dare, quindi, un primo approccio supportivo all’affiorare di problematiche psichiche (Harris, 1996). Spesso però il percorso terapeutico dei migranti può essere ostacolato dalle difficoltà a decifrare i bisogni di salute dei migranti a causa delle importanti differenze, non solo linguistiche, che distinguono persone (il medico e il paziente) provenienti da culture diverse. Non è raro, quindi, andare incontro a fraintendimenti ed errori diagnostici, con il risultato di rallentare il percorso terapeutico e di indebolire l’ adesione alle cure da parte del paziente. Bhui e coll. (2007) suggeriscono di favorire in medicina generale lo sviluppo della così detta “cultural competence”, cioè di specifiche abilità diagnostiche, relazionali e gestionali del paziente proveniente da altre culture e di migliorare l’organizzazione dei servizi attraverso la strutturazione di una collaborazione stretta tra cure primarie e servizi territoriali di salute mentale, deputati a fornire consultazioni specialistiche e, ove necessario, operatori formati ad affrontare le diversità culturali. Approfondiamo in questo lavoro la cultural-competence nella relazione medico-paziente, quale primo livello di intervento per la facilitazione delle cure dei migranti con problemi di salute mentale. In alcuni Servizi di Salute Mentale sono attivi gruppi di lavoro che si avvalgono di psichiatri con competenze transculturali e che collaborano con mediatori culturali e Servizi Sociali del Comune (Tarricone et al. 2008) Esistono forti evidenze che un approccio culturalmente competente al paziente migrante conduca a risultati positivi nel migliorare sia l’accesso e l’uso dei servizi che la qualità delle cure (Goode, 2006).
Trattato italiano di psichiatria culturale e delle migrazioni
523
528
I. Tarricone; D. Berardi
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/101655
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