Coinvolgere i cittadini nei processi decisionali delle istituzioni è, da tempo, un obiettivo alternativamente dichiarato, propagandato, effettivamente perseguito. È raro che programmi di politiche sociali o sanitarie non contengano riferimenti all’ascolto, alla partecipazione o, addirittura, alla co-gestione dei cittadini nei loro piani di azione. Molteplici misure legislative prevedono esplicitamente la possibilità, se non la necessità, che la voce dei cittadini provochi “risonanza” nei canali istituzionali di comunicazione e azione. Le motivazioni che stanno alla base di questa esigenza possono essere lette lungo un continuum che – tanto rozzamente quanto astrattamente - vede ad un polo la necessità dell’ottenimento di consenso sociale per misure di policy non derogabili e, all’altro estremo, la possibilità che i cittadini, meglio se “competenti”, essendo in ultima analisi i destinatari degli interventi, possano fornire indicazioni affinché tali interventi siano il più possibili appropriati ed efficaci. In più si può vedere nella partecipazione sociale anche un’esigenza “etica” di redistribuzione del potere in termini di democrazia diretta. In questo contributo cerco di ancorare la partnership tra istituzioni, organizzazioni sociali e cittadini alle nuove modalità di programmazione e gestione dei servizi fondate sul concetto di governance. Come si vedrà, vi sono molteplici accezioni di governance. In termini generali, essa può essere vista come una metodologia di orientamento e coordinamento istituzionale fondata sulla partecipazione sociale a discapito della direttività gerarchica. L’emergere della governance, semplificando, è dovuta a molteplici fattori riassumibili nella constatazione che gli ambiti di intervento istituzionali sono sempre più complessi e interdipendenti, da un lato, e, dall’altro, i destinatari di tali misure, i cittadini, più informati e consapevoli dei propri diritti. La partnership può essere vista come un specifica tipologia di governance, nella quale le reti sociali – etichetta invero sfumata – possono contribuire in modo sostanziale alla realizzazione delle politiche sociali e sanitarie. La “governance delle reti sociali” oltre ad avere la potenzialità di rendere più appropriati gli interventi socio-sanitari, svolge una funzione latente di pari importanza di quella manifesta: contribuisce alla crescita della fiducia istituzionale dei cittadini coinvolti e modifica le loro credenze su vari aspetti della salute. Dopo aver sostenuto questa tesi attraverso il richiamo a molteplici ricerche svolte sul campo, mi soffermo su alcuni limiti della partnership. Indico inoltre alcuni parametri attraverso cui valutare la partecipazione sociale in sanità.

Governance ed opzioni deliberative

MATURO, ANTONIO FRANCESCO
2004

Abstract

Coinvolgere i cittadini nei processi decisionali delle istituzioni è, da tempo, un obiettivo alternativamente dichiarato, propagandato, effettivamente perseguito. È raro che programmi di politiche sociali o sanitarie non contengano riferimenti all’ascolto, alla partecipazione o, addirittura, alla co-gestione dei cittadini nei loro piani di azione. Molteplici misure legislative prevedono esplicitamente la possibilità, se non la necessità, che la voce dei cittadini provochi “risonanza” nei canali istituzionali di comunicazione e azione. Le motivazioni che stanno alla base di questa esigenza possono essere lette lungo un continuum che – tanto rozzamente quanto astrattamente - vede ad un polo la necessità dell’ottenimento di consenso sociale per misure di policy non derogabili e, all’altro estremo, la possibilità che i cittadini, meglio se “competenti”, essendo in ultima analisi i destinatari degli interventi, possano fornire indicazioni affinché tali interventi siano il più possibili appropriati ed efficaci. In più si può vedere nella partecipazione sociale anche un’esigenza “etica” di redistribuzione del potere in termini di democrazia diretta. In questo contributo cerco di ancorare la partnership tra istituzioni, organizzazioni sociali e cittadini alle nuove modalità di programmazione e gestione dei servizi fondate sul concetto di governance. Come si vedrà, vi sono molteplici accezioni di governance. In termini generali, essa può essere vista come una metodologia di orientamento e coordinamento istituzionale fondata sulla partecipazione sociale a discapito della direttività gerarchica. L’emergere della governance, semplificando, è dovuta a molteplici fattori riassumibili nella constatazione che gli ambiti di intervento istituzionali sono sempre più complessi e interdipendenti, da un lato, e, dall’altro, i destinatari di tali misure, i cittadini, più informati e consapevoli dei propri diritti. La partnership può essere vista come un specifica tipologia di governance, nella quale le reti sociali – etichetta invero sfumata – possono contribuire in modo sostanziale alla realizzazione delle politiche sociali e sanitarie. La “governance delle reti sociali” oltre ad avere la potenzialità di rendere più appropriati gli interventi socio-sanitari, svolge una funzione latente di pari importanza di quella manifesta: contribuisce alla crescita della fiducia istituzionale dei cittadini coinvolti e modifica le loro credenze su vari aspetti della salute. Dopo aver sostenuto questa tesi attraverso il richiamo a molteplici ricerche svolte sul campo, mi soffermo su alcuni limiti della partnership. Indico inoltre alcuni parametri attraverso cui valutare la partecipazione sociale in sanità.
Manuale di sociologia della salute, vol. II. Ricerca
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A. Maturo
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