La critica dei geografi ha spesso considerato l’opera maggiore di Élisée Reclus, la Nouvelle Géographie Universelle, come un lavoro meno interessante rispetto ad altri titoli della produzione reclusiana, come ad esempio L’Homme et la Terre. Sui 19 volumi di questa geografia enciclopedica ha pesato a lungo il pregiudizio che si trattasse di un’opera poco significativa dal punto di vista politico, sospettata anche di “censura” da parte dell’editore Hachette. Il presente libro, tratto da una più ampia tesi di dottorato in cui si è preso in esame il testo integrale della NGU, mira a ricostruire la genesi e la costruzione di un’opera che si intreccia singolarmente con la storia della fondazione del movimento anarchico storico, perché ha visto al lavoro nella Svizzera francofona degli anni 1870 e 1880 un’équipe di geografi, molti dei quali esuli, che erano allo stesso tempo fra i principali animatori della componente antiautoritaria della Prima Internazionale. Partendo dall’analisi di corrispondenze inedite raccolte negli archivi di tutta Europa, questo lavoro vuole collocare la geografia universale di Reclus nel suo corretto contesto storico, culturale e “materiale”, per coglierne il significato politico al di là delle necessità editoriali e contingenti. Emerge da questo quadro, e dai percorsi scientifici e biografici dei suoi protagonisti, un parallelo fra i concetti contemporanei di geografia sociale e di anarchia, che condividono radici storiche comuni intrecciatesi in quei decenni tanto sulle rive del lago Lemano quanto negli uffici dei principali editori parigini. Ci sembra a maggior ragione importante proporre questo contributo oggi che le recenti tendenze “radicali” e “critiche” della geografia si stanno ponendo di nuovo il problema del rapporto fra idea anarchica e discipline geografiche

Anarchici ed editori. Reti scientifiche, editoria e lotte culturali attorno alla Nuova Geografia Universale di Élisée Reclus (1876-1894)

Federico Ferretti
2011

Abstract

La critica dei geografi ha spesso considerato l’opera maggiore di Élisée Reclus, la Nouvelle Géographie Universelle, come un lavoro meno interessante rispetto ad altri titoli della produzione reclusiana, come ad esempio L’Homme et la Terre. Sui 19 volumi di questa geografia enciclopedica ha pesato a lungo il pregiudizio che si trattasse di un’opera poco significativa dal punto di vista politico, sospettata anche di “censura” da parte dell’editore Hachette. Il presente libro, tratto da una più ampia tesi di dottorato in cui si è preso in esame il testo integrale della NGU, mira a ricostruire la genesi e la costruzione di un’opera che si intreccia singolarmente con la storia della fondazione del movimento anarchico storico, perché ha visto al lavoro nella Svizzera francofona degli anni 1870 e 1880 un’équipe di geografi, molti dei quali esuli, che erano allo stesso tempo fra i principali animatori della componente antiautoritaria della Prima Internazionale. Partendo dall’analisi di corrispondenze inedite raccolte negli archivi di tutta Europa, questo lavoro vuole collocare la geografia universale di Reclus nel suo corretto contesto storico, culturale e “materiale”, per coglierne il significato politico al di là delle necessità editoriali e contingenti. Emerge da questo quadro, e dai percorsi scientifici e biografici dei suoi protagonisti, un parallelo fra i concetti contemporanei di geografia sociale e di anarchia, che condividono radici storiche comuni intrecciatesi in quei decenni tanto sulle rive del lago Lemano quanto negli uffici dei principali editori parigini. Ci sembra a maggior ragione importante proporre questo contributo oggi che le recenti tendenze “radicali” e “critiche” della geografia si stanno ponendo di nuovo il problema del rapporto fra idea anarchica e discipline geografiche
2011
263
978-88-95950-18-1
Federico Ferretti
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